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Cade dal tetto: operaio risarcito con 450mila euro

L’uomo è rimasto invalido. Azienda assolta però dal penale 

Dovrà pagare quasi 450mila euro di risarcimento ad un operaio, caduto da un tetto e rimasto parzialmente invalido. È quanto stabilito dal tribunale del Lavoro, in sede civile, nella vicenda che vede coinvolta una ditta di coperture di Modena. L’azienda è invece stata assolta da qualsiasi responsabilità penale mentre i tre referenti sono stati condannati a 2 mesi, ma hanno già annunciato il ricorso in Appello dove i reati potrebbero già arrivare prescritti. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice monocratico del tribunale modenese.

La vicenda riguarda un infortunio sul lavoro avvenuta il 1 maggio 2014 quando un ragazzo albanese precipitò da otto metri mentre eseguiva lavori di sistemazione: stava infatti rimuovendo una grondaia danneggiata durante la tromba d’aria che si era abbattuta anche in via Copernico a Nonantola. Per quell’infortunio trascorse diverso tempo in ospedale in condizioni critiche a causa dei traumi riportati alla testa e al viso e che gli è valsa un’invalidità complessiva del 60 per cento.


«Siamo ancora una volta a raccontare episodi di infortuni sul lavoro» dichiarano dallo studio Miraglia, che da sei anni difende il giovane operaio rimasto ferito. «Questa volta, per pura causalità, l’operaio non ha perso la vita, sebbene sia rimasto gravemente invalido. La sentenza è importante perché stabilisce, in sede giudiziaria, la responsabilità civile dell’impresa e la responsabilità penale dei preposti del datore di lavoro. Con questa sentenza viene riconosciuta pertanto la responsabilità del datore di lavoro nell’aver omesso di garantire la sicurezza del proprio dipendente. In ogni caso per legge i titolari delle aziende sono responsabili dell’incolumità dei loro lavoratori e devono garantire l’applicazione dei presidi di sicurezza previsti per norma.

«Visti i tanti casi, purtroppo anche mortali, ritengo che l’Italia debba fare di più in materia di sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro», conclude l’avvocato Miraglia. —

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