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Il tessile oltre la pandemia «Servono misure straordinarie»

Il grido di dolore del distretto dell’abbigliamento, che vede il suo centro nel Carpigiano Gli imprenditori chiedono lo stato di crisi a fronte di una riduzione di aziende e addetti 

 
Il comparto del tessile-abigliamento, che vede il suo cuore nel distretto carpigiano, è stato quello che ha sofferto maggiormente della crisi dovuta alla pandemia. Sono 80 le imprese del Modenese chiuse in concomitanza con la diffusione del virus, e l’export, negli ultimi 10 anni, è dimezzato. Se, infatti, questa voce nel distretto tessile pesava all’incirca il 9 per cento, ora si attesa a meno del 5 per cento delle esportazioni modenesi nel mondo. 
Quella del tessile modenese e in particolare carpigiano, che con 8600 addetti e oltre 1600 unità locali, rappresenta rispettivamente il 2,8% e il 3,5% del dato italiano, è molto di più di una crisi temporale.
 
Per questo gli imprenditori invocano una ristrutturazione del settore che porti a caratteristiche sempre più specifiche, ad esempio a una vocazione “green” e sostenibilità ambientale. Un aspetto, questo, che dev’essere bilanciato con il prezzo al quale il consumatore è sempre più attento e costituisce il fattore principale che muove all’acquisto. 
Cna Federmoda chiede lo stato di crisi per il settore, allo scopo di attivare misure straordinarie. «Ciò non significa certo abbandonare al suo destino quel che rimane del comparto, che comunque continua a rappresentare poco meno del 10 per cento dell’industria manifatturiera del territorio – sottolinea Gloria Trevisani, presidente di Federmoda Modena – Servono interventi mirati, che vadano oltre l’orizzonte carpigiano e valorizzino ulteriormente il sistema moda modenese». 
 
Una delle chiavi per uscire dall’impasse è suggerita dal rapporto “Progetto Carpi”, redatto dagli esperti Franco Mosconi, Paola Ruggiero, Giovanni Carrosio e Massimiliano Panarari che indicano nella valorizzazione degli istituti di formazione sul territorio locale e nelle aggregazioni una delle ricette. 
 
Un altro aspetto fondamentale è la forza del marchio, anche per le piccole e medie imprese che tuttora costituiscono il cuore del distretto. «Il brand è fondamentale anche per la piccola impresa», afferma Fabrizio Stermieri, Lapam, al tavolo organizzativo di Moda Makers, evento nato per valorizzare le piccole e medie imprese, che ora si tiene in forma digitale. «Anche il “green” e la sostenibilità ambientale sono ormai una tendenza globale, anche se il consumatore è molto attento al minor prezzo possibile – continua Stermieri – Il prodotto made in Italy comporta investimenti maggiori, ma dà garanzie di durabilità nel tempo. Con l’edizione digitale di Moda Makers abbiamo inteso coltivare il rapporto con la clientela internazionale che si era instaurato in presenza: centinaia di compratori hanno già visitato la nostra vetrina digitale fatta di stand virtuali che consentono la visione completa della collezione, riferita già all’estate 2022». 
 
Sul versante sindacale, si rilevano ritardi e difficoltà sul versante dell’Eber (Ente bilaterale Emilia Romagna). «Le imprese artigiane si appoggiano a questo ente per gli ammortizzatori sociali e siamo fermi a gennaio nell’erogazione – denuncia Sergio Greco, sindacalista Cgil Filctem Carpi – L’impatto sociale è pesantissimo. Tutti, nel distretto carpigiano, hanno usufruito della Cassa Covid nel 2020. Nel 2021, la verità si saprà solo alla fine di questo ciclo di cassa integrazione. Sul fronte esuberi, a eccezione di due casi clamorosi, Metaphor e Manifattura Riese (marchio Navigare), la sensazione è che ora ci sia un uso limitato della cassa integrazione, utilizzata, ad esempio, come riduzione di orario al venerdì in aziende quali Twinset. Il trend è di un calo del 30 per cento che può far paura, ma la nostra categoria è abituata a ciò da decenni». Dal primo luglio bisognerà fare un riferimento al nuovo decreto. «La cassa sarà legata ad alcuni dati aziendali – rimarca Greco – come il confronto tra il primo semestre del 2021 e del 2019: se il calo sarà superiore al 50 per cento c’è la possibilità di utilizzare la cassa Covid che avrà caratteristiche e costi diversi dagli attuali, per l’azienda». —