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Modena. Coop “Salvo D’Acquisto” In cinque finiscono a processo

Dovranno rispondere di infedeltà patrimoniale dopo pagamenti contestati  Nel mirino spese per 750mila euro. Assolti l’ex vicepresidente e un consigliere

MODENA Si dovranno difendere a fronte di pagamenti contestati e quantificati in Tribunale per centinaia di migliaia di euro.

Andranno a processo in cinque per il caso legato alla cooperativa “Salvo D’Acquisto”. Gli assegnatari degli alloggi di via Borsellino contestano pagamenti effettuata da parte della società di servizi cui facevano riferimento, dei quali, però, si sarebbero accorti in seguito. Una somma che si sarebbe accumulata dal 2012 al 2016 e ammonta a 750mila euro.


È stato deciso questo, ieri, in Tribunale, durante l’udienza preliminare, dal giudice Andrea Scarpa nel procedimento che ha visto come pm Lucia De Santis. Cinque imputati sono stati tutti rinviati al 24 novembre davanti al giudice monocratico.

Facciamo un passo indietro. La cooperativa Salvo D’Acquisto è stata fondata per l’assegnazione e la gestione di immobili in via Borsellino. In questi anni nel dare esecuzione a contratti di servizi una società si faceva pagare per la gestione degli immobili. Solo che i soci, ovvero i soggetti ai quali sono stati assegnati gli alloggi, di tipologia Peep, di edilizia popolari, nel 2016 hanno dichiarato di non essersi accorti di spese che ammontano a 750mila euro. Spese che, secondo l’accusa, avrebbe effettuato la società di servizi a partire dal 2012, fino, appunto, al 2016, anno in cui i soci avrebbero scoperto l’esistenza di quei fondi. Il caso, quindi, arriverà davanti al giudice monocratico e potrà essere così ulteriormente approfondito e, in particolare, si potrà accertare se il reato di infedeltà patrimoniale è stato o meno commesso da parte degli imputati.

Accanto al filone penale si era costituito anche un procedimento civile, sempre relativo alla coop “Salvo D’Acquisto”.

Non tutti gli indagati sono stati rinviati a giudizio, tuttavia. Ce ne sono due, difesi dall’avvocato Giuseppe Inglima, che sono stati assolti, sempre dall’accusa di infedeltà patrimoniale. Si tratta di Marco Michele Zobel e Oronzo Degennaro. Entrambi sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Per i due, che hanno ricoperto la carica di vicepresidente e di consigliere, l’avvocato Inglima aveva richiesto i rito abbreviato. Entrambi si erano prestati per sostituire altri: uno per le sue competenze bancarie, l’altro è invece, pensionato. Non avevano tuttavia l’incarico di consiglieri delegati e, come è emerso, ignoravano le movimentazioni bancarie e il contratto di consulenza in virtù del quale si dovevano versare i fondi contestati. Tanto che, come evidenziato dalla difesa, quando si sono accorti che questi fondi non esistevano tra le passività, uno dei due ha interrotto i pagamenti. —

Serena Arbizzi

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