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Pavullo. Muore intossicato cadendo tra le fiamme

Luciano Pinchiorri, 87 anni, nella notte aveva tentato di accendere la stufa: gli ha preso fuoco la cassetta di legna a fianco

Pavullo. «Lo avevo aiutato a preparare il caffè per la mattina dopo e l’ho salutato dicendogli: “Ci vediamo domani”. Non avrei mai pensato che sarebbe stata la nostra ultima conversazione. Che sarebbe arrivata una tragedia simile».

È passato mezzogiorno, ma negli occhi del genero Franco Sandri c’è ancora il dolore e l’incredulità per quello che è successo nella notte al piano terra dell’abitazione di campagna al civico 47 della provinciale per Acquaria, appena fuori Camatta. Luciano Pinchiorri, 87 anni, è morto in circostanze che lasciano davvero senza parole: intossicato dal fumo e caduto, ormai già privo di coscienza, in mezzo alla legna che aveva preso fuoco.


Era uno di quegli anziani che sentono sempre il freddo, e nella notte si era alzato per accendere la stufa a legna. Ci sono accertamenti in corso, ma dai primi riscontri sembra che non ci sia riuscito e che non si sia accorto che una pastiglia accendifuoco gli era caduta nella cassetta di legno di fianco alla stufa. La pastiglia ha continuato a lavorare e ha attecchito tra la legna, originando fiamme ma soprattutto fumo, tanto fumo che ha rapidamente saturato gli ambienti al piano terra. Probabilmente nel tentativo di andare a vedere cosa stesse succedendo alla stufa, Luciano si è sentito mancare il respiro ed è caduto finendo tra la cassetta e la cassapanca a fianco, che aveva preso fuoco. Tra le fiamme insomma, ma verosimilmente già privo di vita. È stato trovato dai vigili del fuoco di Pavullo riverso a terra nel soggiorno, con bruciature in tutta la parte alta del corpo. L’incendio, ancora confinato in un angolo di casa, è stato domato in un attimo, ma per lui non c’è stato niente da fare: il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatare il decesso, causato dall’intossicazione da fumo prima che dalle bruciature.

A dare l’allarme alle 2.28 è stato proprio il genero Franco, che abita con la figlia di Luciano al piano di sopra: «Stavamo dormendo, e con le finestre chiuse abbiamo sentito l’odore del fumo quando ormai era troppo tardi – racconta Franco – io sono subito sceso giù a vedere, ma non si riusciva a entrare in casa dalla gran saturazione che c’era. I pompieri sono arrivati in un attimo, ma ormai non c’era più niente da fare purtroppo». E poteva andare ancora peggio se non si fossero svegliati di sopra: la casa è servita anche dal gas, e poteva esserci un’esplosione.

Sul posto anche i carabinieri del Radiomobile per gli accertamenti di competenza: la salma è stata condotta dalle onoranze Belloi a Modena in Medicina legale: è possibile che venga eseguita l’autopsia per chiarire le esatte circostanze di morte.

La notizia della tragica scomparsa di Luciano si è sparsa in fretta, lasciando sgomenti. Era infatti una persona molto conosciuta: originario dei Pinchiorri di Monzone, “Luziàn”, come lo chiamavano, faceva parte della famiglia che per otto generazioni ha coltivato i campi della parrocchia a Santa Maria di Monzone, sempre attivissimo. Era stato anche una delle colonne della banda di Monzone (suonava il trombone) prima della sua fusione con quella di Lama. A Camatta ha fatto l’agricoltore, conducendo una vita serena e tranquilla: «Gli volevamo tutti bene – sottolinea il consigliere comunale Davide Venturelli, del posto – mancherà tanto alla comunità». Lascia due figli e una figlia. Da poco aveva perso la moglie Vincenza Pinotti, detta Santina. —

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