Con la startup modenese le pulsazioni del cuore ora si misurano al volante

Il nuovo progetto della Vst parteciperà al Motor Valley Fest Sono diverse le realtà che sono pronte a mettersi in mostra 

Gabriele Farina

Il cuore pulsante… misurato al volante. La start up modenese VST tiene fede al suo nome: misurare i parametri vitali con un tocco. Virtual Signals in a Touch (VST nell’acronimo) sarà tra le aziende innovative nella griglia di partenza del Motor Valley Fest. L’azienda nata in seno all’università di Modena e Reggio presenta un’innovazione a cavallo tra medicina e ingegneria.


«Mostreremo un prototipo di volante su cui è applicata la nostra tecnologia», anticipa Sergio Fonda. Ex docente Unimore d’Ingegneria Elettronica, Fonda è presidente e fondatore di VST. La tecnologia prende il nome di ButterLife. È un gioco di parole tra la forma a farfalla (butterfly in inglese) del dispositivo e il termine “life”, che nel mondo anglosassone indica la vita. «La nostra tecnologia ricava da due soli segnali, l’elettrocardiogramma e il fotopletismogramma, cinque parametri vitali», rimarca Fonda. I cinque parametri sono la frequenza respiratoria e la corrispondente cardiaca, l’ossigenazione del sangue, la temperatura e la variabilità del ritmo cardiaco (sia nel tempo sia nella frequenza).

«Tenendo entrambe le mani sul volante si possono misurare continuamente i valori», assicura il fondatore. La start up modenese è alla ricerca di investitori per ampliare le prospettive di mercato. «Pensiamo alle automobili o agli autobus che vanno in gita – descrive Fonda – con magari cinquanta studenti a bordo. Con la nostra tecnologia si ha la possibilità di mettere le mani sul volante e sentire eventuali allarmi».

Il progetto di Butterlife sarà presentato a distanza nel corso dell’evento. La propulsione motoristica non è l’unica applicazione della tecnologia sviluppata a Modena. «Abbiamo una prova in corso con la casa residenza per anziani Ramazzini di Modena – ricorda il presidente di VST – La Domus Assistenza ha preso cinque dispositivi per monitorare i vari pazienti. Se tutto andrà come previsto, sarà possibile un unico strumento al posto di cinque. I risultati arrivano in novanta secondi, a partire dai due segnali in partenza (elettrocardiogramma e fotopletismogramma). Si possono misurare anche le aritmie».

Le “telemetrie” dei parametri possono essere lette a distanza. «La parola chiave è telemedicina», prosegue Fonda. La misurazione al Ramazzini non è l’unica avviata con strutture sanitarie. «Faremo test con il reparto di Pneumologia dell’ospedale di Trieste – anticipa il fondatore – I sanitari sono molto interessati e il nostro dispositivo non è mai stato applicato a pazienti di Pneumologia. Inizieremo su venti pazienti per poi avviare nuove attività a Modena e Roma». Il dispositivo ha ricevuto la certificazione medica di classe IIa. «Sono serviti circa due anni per la certificazione – osserva Fonda – Riceviamo i due segnali con modelli matematici su cui si basa l’intelligenza artificiale per estrarre i cinque parametri in novanta secondi».

Più o meno un giro di pista sul tracciato di Francia in Formula 1. «I cinque parametri si possono misurare su qualunque vettura», rilancia nuovamente Fonda. —

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