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Modena. In San Carlo la mostra con i sessanta abiti che hanno fatto la storia della moda

Apre l’esposizione che raccoglie creazioni dei più grandi stilisti italiani Pezzi pregiati per celebrare i 70 anni dalla prima sfilata di Firenze 

MODENA Il Motor Valley Fest accende i motori e parte all’insegna della creatività, della bellezza e del “made in Italy, con il vernissage di “Accadde oggi: happy birthday made in Italy”, una mostra unica e imperdibile, visitabile da oggi fino al 25 luglio nella Chiesa di San Carlo, che con un percorso espositivo di 60 abiti inediti dell’alta moda italiana a partire dal 1951, celebra i 70 anni dalla prima sfilata organizzata a Firenze da Giovanni Battista Giorgini.

Modena, la storia della moda italiana al San Carlo



L’esposizione, fortemente voluta dal direttore di Modenamoremio Maria Carafoli e nata da un’idea di Stefano Dominella, presidente onorario della maison Gattinoni e presidente della sezione moda Unindustria, che ne ha curato anche la realizzazione, è stata resa possibile grazie a un imponente progetto espositivo ideato dell’architetto Fausto Ferri, che permette ai visitatori di immergersi nel fenomeno della moda “made in Italy”.



«La mostra è il frutto di un’accurata ricerca volta a privilegiare creatività insolite, alcune delle quali non sono mai state mostrate in altre molte storiche – sottolinea Dominella – sono abiti che appartengono a privati, in particolare a signore che li hanno acquistati e indossati a suo tempo e che per questa occasione mi hanno aperto i loro armadi, offrendomi l’opportunità di avere addirittura due abiti estremamente ricercati di Walter Albini, così come due degli anni 60 di Carosa. Inoltre la Modateca Deanna di Sonia Veroni mi ha messo a disposizione due abiti di maglia della sorelle Fontana oltre a creazioni di Albertina e di Iole Veneziani, tutti capi meravigliosi che parteciparono alle collezioni nella "Sala bianca” di Palazzo Pitti a Firenze».

Ma tra le 60 creazioni, anche, l’omaggio al Motor Valley Fest dello stilista Guillermo Mariotto, la cui creazione rosso Ferrari corredata da una gomma nera, simboleggia un’unione tra il mondo dei motori e la couture-sperimentale. Lungo l’affascinante percorso espositivo che si apre con una gigantografia dell’immagine della mostra realizzata su una lastra di ceramica di grandissimo formato da Iris Ceramica Group, main sponsor, non mancano giacche di Giorgio Armani, il total white di Walter Albini, i paltò dall’allure orientale di Max Mara mai esposti prima d’ora o l’ironica creazione di Franco Moschino dedicata al latte, dall’ampia gonna sulla quale troneggia una mucca black and white. E ancora l’abito in jersey firmato Emilio Pucci e dall’archivio storico di Gattinoni ecco Lana Turner e Kim Novak vestite di georgette e raso duchesse e poi l’abito dalla lunga coda con l’iconica stampa paisley di Etro per passare a Missoni, Valentino, Coveri . Infine, per esaltare il connubio tra moda e motori è esposta anche una delle automobili di Luciano Pavarotti: la 600 utilizzata in uno dei suoi rari videoclip dal titolo “Ti adoro”, uscito nell’ottobre 2003. Felice ed emozionata è Maria Carafoli: «Spero che i modenesi apprezzino questo grande sforzo fatto da Modenamoremio e ricordo l’incontro di domani alle 18 presso i locali del Teatro San Carlo dal titolo “Made in Italy: tra heritage e futuro” dove il giornalista Antonio Mancinelli, direttore del periodico Marie Claire dialogherà con Stefano Dominella, Laura Lusuardi, fashion coordinator di Max Mara, la stilista e imprenditrice Anna Molinari e la consulente creativa Sonia Veroni, per fare il punto sull’importanza che “il fattore storia” riveste nel made in Italy, in un contesto come quello odierno caratterizzato da produzioni di massa di beni standardizzati».

«Non manca nel percorso espositivo un’attenzione alla sostenibilità della moda – conclude Dominella – Si pensi che per realizzare un paio di jeans servono più di 400 litri di acqua. A simbolo di queste riflessioni ecco due incredibili creazioni di Guillermo Mariotto, interamente realizzate con materiale di scarto di sartoria». —

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