Modena. Verso un nuovo ecosistema E l’auto deve innovare per non “scomparire” 

Josef Nierling e la ricetta di Porsche Consulting Italia per il futuro dell’automotive Uno studio per Confindustria Emilia Area Centro ha delineato gli scenari

MODENA «Il 43% della catena di valore di un’auto, motore, cambio, trasmissione, con l’avvento delle vetture elettriche e la diffusione dell’elettronica sparirà. Considerando che tra Modena, Bologna e Ferrara viene prodotto un terzo della componentistica italiana si capisce quale sia l’importanza economica di quella che sarà una rivoluzione di cui ancora si vedono solo i primi segnali ma che sarà inevitabile. La Volkswagen ha previsto 73 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 5 anni tra elettrico e guida autonoma e in Cina si sta costruendo uno stabilimento dedicato esclusivamente a modelli elettrici».


Josef Nierling è amministratore delegato Porsche Consulting in Italia, azienda consociata della casa automobilistica tedesca e che si occupa da quindici anni di consulenza strategica in diversi settori economici (beni industriali, di consumo, servizi).

Nei mesi scorsi ha realizzato per Confindustria Emilia Area Centro uno studio (ne parliamo a lato) che ha provato a fare il punto su scenari e prospettive dell’automotive locale. «In Emilia realizziamo il 40% del nostro fatturato italiano e siamo consulenti di imprese non solo dell’auto, ma anche del packaging, del food, della moda», spiega Nierling. Entro il 2050 tre quarti della popolazione mondiale vivrà in centri urbani. Questo modificherà radicalmente la mobilità cittadina, creando un ecosistema nel quale l’auto dovrà integrarsi con altri mezzi di trasporto pubblici e condivisi, pena la congestione. L’elettrificazione è un trend con diverse velocità nei differenti segmenti automotive: è già presente nei segmenti dell’auto (il 3% delle vetture vendute in Italia sono elettriche) e dei mezzi agricoli e per la costruzione, mentre meno veloce è la crescita nel segmento autocarri. Il cambiamento è comunque in accelerazione: è fondamentale che aziende ed istituzioni si muovano insieme per creare infrastrutture e competenze necessarie per cavalcare questa trasformazione. Che non è solo una rivoluzione tecnologica, ma riguarda ogni modalità di spostamento e l’insieme dei servizi di mobilità. A tante produzioni legate al veicolo in sè, che inevitabilmente cesseranno d’esistere, ne corrisponderanno altre del tutto nuove (connettività, analisi dei big data, servizi di mobilità integrata e condivisa). In gran parte legate alla mobilità urbana sostenibile. «Con la new mobility il trasporto diventa una commodity a basso costo come acqua e telefono, e ciò ha risvolti sociali, ambientali ed economici immensi – afferma Nierling –. In questo momento in cui grazie ai fondi europei si potrà disporre di tanti capitali da investire in infrastrutture non bisogna però cadere, per paradosso, nella tentazione di potenziare le attuali: nuove strade, ma anche una linea di metropolitana in più, creano nuova utenza, con il risultato che la congestione del traffico rimane costante».

Nella città del futuro si dovranno avere idealmente tutti i servizi a 15 minuti di distanza, rendendo ogni nucleo “una microcittà nella città”, integrato in modo intelligente, rapido e appunto, sostenibile. E le esigenze della singola persona saranno soddisfatte nella sharing economy grazie al digitale in un ecosistema nuovo, dove un grande ruolo lo svolgerà anche l’Intelligenza Artificiale.

Nuova Mobilità vorrà dire dunque nuove competenze ibridate. Chi rimarrà fermo al motore termico non avrà scampo, sembra di capire. Per Nierling lo sviluppo dei sistemi di guida autonoma è invece ancora di là da venire: «Siamo ancora in una fase di test, mancano regolamentazioni e infrastrutture “mature”. Droni o flotte di robotaxi sono uno scenario più plausibile per il 2030. Lo sviluppo del mercato delle auto elettriche invece deve andare di pari passo con lo sviluppo della rete di ricarica. Qui le imprese emiliane devono investire, per diventare fornitori privilegiati e player globali, su batterie, inverter, colonnine veloci, ed entrare così nella catena del valore. E se pensiamo all’immenso mercato cinese, che vale oggi un terzo delle auto vendute nel mondo, ciò significa andare a produrre sul posto». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA