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Formigine. Il marchio della Consorteria sul miglior aceto modenese

Il gran maestro Fini ha certificato la batteria di botti di Romano Mattioli eletto, tra oltre mille campioni, vincitore dell’ambito Palio di San Giovanni



FORMIGINE. È del formiginese Romano Mattioli il migliore aceto balsamico tradizionale, che si è aggiudicato il cinquantacinquesimo Palio di San Giovanni e che giovedì sera ha ricevuto la visita di due maestri della Consorteria e del Gran Maestro Maurizio Fini che ha marchiato a fuoco con lo storico logo le sue botti. «Davvero una grande soddisfazione, il coronamento di tanti anni di lavoro», ha commentato Mattioli. E dietro l’aceto della famiglia Mattioli c’è davvero una lunga storia, fatta di impegno, dedizione e tanta pazienza, che insieme al mosto cotto è uno degli ingredienti principali. Fu Renzo, il padre di Romano, a iniziare nel 1975, aiutato dalla moglie Teresina. «Mio padre aveva comprato a Spezzano da un signore che era solito portare su dalla Sicilia quelle botti, quattro barili di Marsala», ha raccontato Mattioli. Da quelle quattro botti, il padre di Romano ha iniziato col suo aceto. Una volta finito il Marsala infatti i barili sono stati lavati, anche perché in quegli anni non si voleva sprecare nulla, per poi essere destinati al nuovo scopo. Renzo, con la moglie Teresina, ha curato per molti anni l’aceto di famiglia. Intorno al 1990 Romano spinto dalla curiosità e dalla voglia di proseguire quel lavoro iniziato dal padre, ha deciso di frequentare i corsi della Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale di Spilamberto per imparare i segreti del mestiere. Per una trentina di anni ha presentato il proprio aceto al Palio, iniziando negli ultimi quindici ad ottenere risultati. «Il senso del Palio – ha spiegato il Gran Maestro Fini – non è tanto gareggiare, ma capire come si sta evolvendo il proprio prodotto». E dunque Mattioli ha perfezionato la propria tecnica, fino a raggiungere il primo posto su 1456 partecipanti. Ora possiede tre batterie da nove più tre barrique, le botti madre, a cui si aggiungono altre "botticelle" fuori batteria. Quella che ha vinto il Palio è fatta di diversi legni: ciliegio, castagno, rovere, acacia, frassino, gelso. E per il futuro? La sua famiglia, con la moglie Alessandra e le due figlie Nicole e Sofia, continuerà ad appoggiarlo. E chissà, magari le figlie potranno continuare la tradizione di famiglia: Sofia che si è appena diplomata in chimica curando l’aceto, e Nicole che ha studiato lingue, esportandolo. E intanto la Consorteria di Spilamberto prosegue col suo ambizioso progetto che vuole vedere il Balsamico diventare patrimonio Unesco. «È fondamentale la collaborazione delle istituzioni - ha detto il Gran Maestro Fini - e il giorno del Palio come Consorteria abbiamo “strappato” un impegno solenne in nostro favore all’assessore regionale all’agricoltura e agroalimentare Alessio Mammi». —