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Modena. E il colosso cinese sbarca nella “Valley” «Ora nuovi equilibri» 

L’approdo a Reggio delle auto sportive Silk Ev-Faw «Investono per restare e contrastare il Made in Italy»

Giovanni Medici

Riusciranno i cinesi grazie all’elettrificazione a vincere la guerra che hanno finora perso (per errori loro) nel campo del motore endotermico, e a darci la scossa?


L’arrivo a Reggio Emilia della Silk Ev-Faw non potrà che alterare gli equilibri sul territorio della Motor Valley, visto che questa nuova iniziativa imprenditoriale porterà investimenti (un miliardo), posti di lavoro (mille) e concorrenza in un settore, quello delle hypercar elettriche, dove i cinesi se la possono giocare nei prossimi 10-20 anni visto che il paradigma (leggi il campo di battaglia) è nuovo per tutti. Le aziende cinesi sono leader nella produzione delle batterie e hanno aziende come Huawei e Tencent che sono fortissime nelle tecnologie digitali, che nelle auto di oggi e soprattutto di domani sono e saranno sempre più presenti.

«Il fatto di essere governati da un Partito-Stato autoritario li rende poi più efficaci e veloci nelle decisioni – ha spiegato ieri nel corso di una giornata di studi promossa da Unimore nell’ambito del Motor Valley Fest il professor Sergio Paba del dipartimento di Economia del nostro ateneo – ad esempio quando si tratta di realizzare infrastrutture come la rete di ricarica, rispetto al democratico mondo occidentale».

Finora la Cina aveva acquistato in Italia aziende già esistenti e la nascita della superfabbrica a Reggio (e dei relativi posti di lavoro) è dunque un’inversione di tendenza. Con tutte le preoccupazioni del caso, ad esempio dal lato dell’occupazione. Michele De Palma, responsabile Automotive della Fiom, ha ribadito ieri come la mobilità sia un settore strategico e che il nostro governo dovrebbe valorizzare maggiormente le competenze dei nostri atenei per studiarne gli sviluppi. «Il Piemonte oggi soffre un processo di deindustrializzazione e l’Emilia-Romagna l’ha superato grazie a una politica che ha fatto sistema (venti anni di investimenti regionali sono serviti, siamo al primo posto in Italia per innovazione, ndr), mentre l’Italia – ha detto – non impara mai dai propri errori». Gli aiuti a pioggia ad esempio, che non implicano scelte di politica industriale, invece necessarie.

Tappeto rosso o no dunque per le nuove iniziative cinesi? Giacomo Danisi della Danisi Engineering, azienda torinese che ha anche una sede modenese, sottolineando che il sindacato ha fatto un’analisi lucida della situazione, ha poi spiegato che «da vent’anni lavoriamo con la Cina; scontiamo un gap culturale pazzesco, loro pensano diversamente da noi e abbiamo dovuto trasformarci per farci capire da questi interlocutori. E aprire una sede là, con personale cinese. Avere paura dello scambio di know how è però puerile. Bisogna sempre investire, fermarsi implica che si verrà raggiunti. Dobbiamo sempre imparare qualcosa di più. E chi come noi – ha concluso – lavora nella ricerca e come fornitore di servizi e componenti per l’automotive ha interesse che arrivino aziende che investono, come Silk Ev-Faw».

« Il terreno di sfida è quello di partire da una storia gloriosa e costruirne una nuova. Con il passo da montanaro però – ha ribadito il sindaco Gian Carlo Muzzarelli – in una visione complessiva dello sviluppo. La Modena del 2040 per me è una polisportiva dove i giovani lavorano con la tecnologia e sul cui tetto volano le auto».

L’ex ambasciatore Alberto Bradanini non ha nascosto che dopo l’ingresso del paese nel WTO a guadagnarci siano stati essenzialmente gli asiatici. «L’Italia – sono le sue parole – ha uno sbilancio commerciale con la Cina di 22-24 miliardi l’anno. Ma se hanno scelto di fare un investimento in Italia lo hanno deciso per rimanere». —

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