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Modena, case popolari: boom di affitti non pagati, alte insolvenze per le spese condominiali

Morosità cresciute del 13 per cento. Le cause: perdita del lavoro o il mancato versamento dello stipendio o del sussidio

MODENA. Un 2020 pesante per Acer. Boom di affitti non pagati: salgono del 13 per cento le morosità e arrivano a 1,6 milioni contro 1,4 milioni di euro dell’anno prima. Il valore degli insoluti arriva a sei milioni di euro. Acer stessa ha dovuto anticipare 716mila euro per spese condominiali non pagate. I motivi sono stati spiegati dagli stessi inquilini morosi che, oltre ai solleciti, hanno ricevuto una chiamata per chiarire le ragioni del debito. Due le cause: la perdita del lavoro e il mancato versamento degli stipendi o dei sussidi. Dietro il bilancio positivo, addirittura con un lieve avanzo (12mil euro), e oltre agli importanti progetti di efficentazione energetica col Superbonus, la realtà della gestione delle case popolari modenesi è drammatica per i riflessi della crisi sociale. Le spese di manutenzione aumentano in ragione dei programmi di riparazioni o di installazioni di ascensori nuovi e altro, altri soldi sono accantonati per i “cappottoni” in arrivo, ma la manutenzione dei palazzi popolari deve tener conto di un altro problema: l’invecchiamento degli edifici.

MANUTENZIONI


Oggi degli oltre 7mila immobili, 4.700 sono vetusti. Sono il 60 per cento del patrimonio immobiliare. Due su tre hanno più di 50 anni e il terzo più di settant’anni. Il bilancio consuntivo 2020, da poco presentato dal presidente Andrea Casagrande con punte di meritata soddisfazione considerando le difficoltà del 2020, indica che le spese per gli interventi di manutenzione sono aumentate del 7 per cento con una punta del 40 per cento per quelle straordinarie mentre la manutenzione di patrimonio di proprietà Acer si è ridotto a zero (Acer gestisce anche immobili Erp e del Comune). Spese rese possibili dall’ingente contributo di finanziamenti statali e regionali che nel 2021 raggiungeranno il 50 per cento. Questo picco è dovuto appunto alle spese per l’efficientamento energetico e lo smaltimento dell’amianto, mentre non si può capire quanto è stato speso per riparazioni e controlli. Per gli ascensori si sa che ne sono stati montati di nuovi là dove non c’erano, mentre per quelli esistenti non si sa quanto si investe per i controlli e il ricambio delle parti usurate. Un impegno importante è stata la manutenzione degli alloggi lasciati liberi. Sono il 9 per cento del patrimonio Erp, questi appartamenti ora sfitti in attesa di assegnazione. Le manutenzioni sono però calati: dai 124 del 2019 a 107 del 2020, mentre sono aumentati quelli in disponibilità dei Comuni per le assegnazioni da 179 a 184.

INQUILINI MOROSI

La realtà difficile che stanno attraversando le fasce sociali più deboli emerge nel capitolo sulla gestione delle morosità. Il dato dei canoni non pagati era già noto da dicembre: +13 per cento in un anno (dal 2019 al 20202) e +11 per cento tendenziale annuo. Un numero esploso, se si pensa che la crescita precedente (tra il 2018 e il 2019) era solo di +1.4 per cento. Tantissimi, insomma, i nuovi inquilini finiti nella cosiddetta “fascia nera”, salvati solo dal blocco degli sfratti del 2020. Oltre a questi numeri preoccupanti, i solleciti inviati per morosità delle spese condominiali risultano calati (da 2.965 a 2.577), come i pagamenti dopo i solleciti (da 789 a 679). Per questo il conto salato ammonta a 719mila euro.

Il blocco da lockdown «ha creato – si legge nel consuntivo appena pubblicato – un problema di liquidità per la nostra azienda. La situazione si è parzialmente riequilibrata nei mesi successivi ma non è completamente rientrata».

Sono finiti in difficoltà tanti assegnatari. Su cento telefonate di Acer a inquilini morosi, il 18 per cento ha detto di aver perso il lavoro o chiuso l’attività e di non sapere quando potrà pagare. Il 17 per cento ha detto che non gli stato accreditato lo stipendio o il sussidio e pagherà appena possibile. La composizione degli inquilini Acer, d’altra parte, è per sua natura fragile, spesso con un futuro incerto o senza vie d’uscita immediate. Il 18,8 per cento di chi vive nelle case popolari è composto da disoccupati o cassintegrati, il 20,3 per cento pensionati e il 19 per cento studenti universitari. Quanto poi alle loro disponibilità, più della metà (57 per cento) ha una certificazione Isee fino a 7.800 euro all’anno e paga un canone di 92 euro, il 33 per cento guadagna all’anno. Di 7.500 ai 17.154 euro e paga un canone di 194 euro, mentre solo il 4 per cento guadagna da 17.154 a 24.016 euro e paga ogni mese 320 euro. Per Acer una drammatica forbice che allarga tra morosità e spese di manutenzione. —