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Modena, scomparso Jasonni, avvocato e intellettuale

Fu un penalista importante e docente universitario di diritto ecclesiastico. La sua grande passione per la cultura classica

MODENA. «Per me non è stato solo un padre o un socio professionale, è stato un maestro. Da oggi le aule dei tribunali saranno più vuote senza di lui». Michele Jasonni ricorda così suo padre, uno dei più conosciuti penalisti modenesi: Massimo Jasonni. Avvocato di trincea e appassionato docente universitario di diritto ecclesiastico, un amante degli studi classici che considerava una testimonianza civile e politica del nostro mondo.

Massimo Jasonni è scomparso sabato sera all’ospedale di Baggiovara dove si trovava ricoverato da alcuni giorni. Da parecchi mesi era sofferente dopo che in settembre era rimasto vittima di un grave incidente. Il funerale si svolgerà domani pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Vincenzo a Saliceto Panaro. Al termine della funzione, la sua salma sarà accompagnata al cimitero frazionale per la sepoltura.


Focoso, appassionato, oratore attento alla costruzione degli argomenti difensivi, polemista acuto, Massimo Jasonni ha rappresentato una figura di avvocato penalista di spicco non solo a Modena seguendo alcuni casi molto importanti. Tra questi il processo ai responsabili di una struttura di psichiatria di Imola dove venne ucciso un infermiere, un caso clamoroso che fu seguito da alcuni convegni. Poi il maxiprocesso Eni per il traffico illecito di rifiuti in Basilicata, un caso finito con condanne a a raffica ma non per il suo assistito che venne assolto. E’ stato l’avvocato di parte civile per Unimore nel processo per l’omicidio di Marco Biagi conto la Lioce e altri esponenti delle Nuove Brigate Rosse. Cause di alto livello che gli davano lo spunto per approfondire certi temi e scriverne sulla prestigiosa rivista di cultura giuridica “Il Ponte”.

Nato nel 1946 a Bologna, Jasonni aveva studiato al liceo classico di Lugo di Romagna appassionandosi di culture antiche. Poi gli studi di giurisprudenza a Bologna, la tesi con il professor Caputo in diritto canonico, la laurea e le prime prove da avvocato in quel foro. In seguito, venne ad abitare a Modena. Entrò nello studio di Armando Mattioli, principe del foro modenese, e diventò suo socio per poi staccarsi e aprire uno studio col collega Luca Pastorelli e in seguito col figlio Michele. Dal 1974 insegnò a Giurisprudenza diritto eccelesiastico fino al pensionamento, cinque anni fa, mentre esercitava l’avvocatura penale. È stato anche l’avvocato che aveva seguito le indagini sull’alluvione del Secchia nel 2014 per conto di centinaia vittime, un caso purtroppo finito in nulla che gli procurò una grande delusione professionale. La sua grande passione era la cultura classica. Soprattutto il mondo greco che riteneva la radice della modernità e della democrazia. Ha lasciato una biblioteca sulla letteratura e la filosofia ellenica. Era anche collezionista di dischi di musica classica. —