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Formigine. Sparò e ferì un ladro: non fu tentato omicidio. Assolto dopo 11 anni

Il vigilante scoprì la banda a Casinalbo e colpì un malvivente L’avvocato Zaccaria: «È stato riabilitato, che soddisfazione»

Formigine. Condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per tentato omicidio, assolto in Appello con formula piena. Dopo 11 anni dai fatti il vigilante coinvolto in una sparatoria con una banda di ladri a Casinalbo ha visto riconosciuta la propria innocenza. Ha sempre sostenuto di aver sparato in alto per smarrire i banditi che gli si facevano contro minacciosi brandendo una mazza e aver poi esploso altri colpi ad altezza più bassa ma senza mai mirare a chi gli si trovava di fronte. In quei momenti concitati, in via Ragazzi del ’99, un 19enne rimase a terra ferito mentre gli altri tre compari si dileguarono. Il giovane, che viveva nel reggiano, trascorse alcuni giorni in ospedale, piantonato dalle forze dell’ordine.

Per il vigilante, che nel 2010 aveva 38 anni e lavorava per Coopservice, iniziò invece un lungo iter processuale: inizialmente indagato per lesioni colpose gravissime si trovò poi imputato per tentato omicidio. Davanti al gup, Domenico Truppa, con l’accusa sostenuta dalla dottoressa Francesca Graziano e la difesa affidata agli avvocati Cosimo Zaccaria e Roberto Sutich, il vigilante venne condannato. Fu ritenuto responsabile di aver esploso alcuni colpi ad altezza tale da poter effettivamente uccidere. Una perizia disposta dalla Procura sancì che il proiettile ferì alla zona dei polmoni la vittima – che è già stata risarcita prima dell’avvio del procedimento – intenta a fuggire, quindi mentre si trovava di spalle. Tesi contestata da una perizia difensiva secondo cui un proiettile rimbalzò contro un muro e accidentalmente colpì il ladro in fuga. E proprio quella perizia balistica è stata in gran parte decisiva davanti alla Prima Sezione della Corte d'Appello di Bologna. Lo sparo, hanno condiviso di fatto i giudici, non poteva essere indirizzato volutamente verso il ladro e non vi è certezza assoluta che escluda l’ipotesi del rimbalzo. Elementi che mettono in discussione l’impianto di condanna e hanno portato all’assoluzione.


«La difesa – ha commentato l’avvocato Zaccaria – esprime la massima soddisfazione in ordine ad una sentenza che riabilita in pieno l'imputato e gli restituisce finalmente una speranza di vita. Sono stati accolti in toto i motivi e le ragioni già avanzate in primo grado e ciò è un’ulteriore soddisfazione». —

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