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Modena, paga l’estorsore con i soldi del caffé ma finisce a processo

Agente di commercio accusato di essersi appropriato di 95mila euro. Il pm De Santis chiede l’assoluzione

Lavorava per la Segafredo Zanetti, importante azienda del caffé, dal 2004 ma nel 2014 la situazione precipita: è infatti vittima di un’estorsione da parte del sassolese Manuel Ambrisi (il processo si è concluso con la condanna), che in poco tempo lo costringe a pagare 95mila euro. Soldi che il 40enne agente di commercio, ora a giudizio per appropriazione indebita, avrebbe sottratto alla stessa Segafredo, omettendo di versare i soldi incassati dai vari bar del Modenese per le forniture di caffè.

La sentenza è attesa il 21 luglio di fronte al giudice, dottoressa Gilda Del Borrello. Ma ieri è arrivata la richiesta di assoluzione avanzata dal pubblico ministero, Lucia De Santis. «Questa è la dimostrazione che a volte l’esito dell’istruttoria tratteggia i fatti in modo diverso da come appaiono in sede di indagini preliminari – ha premesso la dottoressa De Santis – È emerso come l’agente di commercio quei soldi li abbia usati per pagare Ambrisi. Era vittima di una estorsione, come del resto dimostrato in altro procedimento già arrivato in Cassazione. Aveva paura per sé e per la propria famiglia, viveva in una condizione di sudditanza e alla fine ha accettato addirittura di interrompere il lavoro per defilarsi, firmando una lettera di dimissioni che mascherava un licenziamento da parte della Zanetti».


La dottoressa De Santis ha inoltre chiesto l’assoluzione anche per un ulteriore ammanco di caffè quantificato in 8mila euro. Si tratta di forniture che venivano fatturate ma non consegnate come del resto ha spiegato anche l’avvocato difensore, Gianfranco Balugani. «Abbiamo dimostrato nel corso del processo che nessun bar si è mai trovato senza forniture di caffè rispetto a quello acquistato. Lo strumento delle fatture a cui non corrispondevano le consegne serviva per evitare ai baristi di sforare gli studi di settore e all’agente di commercio di giustificare i soldi incassati in contanti. Il mio assistito è stato vittima di una violenta estorsione, mai si sarebbe appropriato di somme che non gli spettavano. All’inizio ha anticipato le sue provvigioni ad Ambrisi, poi ha chiesto aiuto ai famigliari e quando non ce l’ha più fatta ha inoltrato denuncia, ecco perché è arrivata in ritardo rispetto ai fatti iniziali».

Chi invece ha chiesto la condanna del 40enne è stato l’avvocato di parte civile che rappresenta la Segafredo Zanetti: «La ricostruzione della procura non mi convince – ha detto di fronte alla giudice Del Borrello – Quei soldi sono stati presi all’azienda». —

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