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Sestola. «Macché Estense prolungata: si pensi prima alla Fondovalle»

Per Marco Bonucchi la visione del comitato “La via Maestra” è troppo limitata «Si parta col sistemare l’arteria su cui ruota l’80% del turismo in provincia»

Daniele Montanari

Sestola. Più che una strada nuova di collegamento, l’Appennino ha bisogno adesso della sistemazione della principale via d’accesso ai due paesi più a vocazione turistica della provincia, Sestola e Fanano, e all’Appennino Est.


A dirlo è il sindaco di Sestola Marco Bonucchi, dopo il convegno di Riolunato in cui il comitato “La via Maestra” ha presentato il suo progetto di prolungamento dell’Estense da Pratolino (Pavullo) a Strettara (Montecreto). In sala era presente anche Bonucchi, che a margine fa le sue considerazioni: «Va benissimo quando sorgono comitati per dare voce a esigenze del territorio, va bene riprendere in mano il progetto dell’Estense ma onestamente mi sarei aspettato qualcosa di più ambizioso – osserva – mi è sembrato molto un guardare al proprio orticello senza una visione complessiva dell’Appennino. Quella visione che negli anni ’70-’80 aveva portato la Provincia a pianificare una rete di scorrimento per tutta la montagna, che oltre al prolungamento dell’Estense prevedeva il suo collegamento da Strettara alla Fondovalle Panaro, e il valico in Toscana. Se si chiede il sostegno di tutta la montagna su un progetto, bisogna coinvolgere tutti i territori, recependone le esigenze».

Quelle di Sestola e Fanano adesso partono dalla Sp 4 Fondovalle Panaro, strada rimasta ferma agli anni ’60, quando fu costruita. «È l’arteria che supporta l’80% del traffico turistico della provincia – sottolinea Bonucchi – ed è palese oggi la sua inadeguatezza. In particolare nel tratto che da Marano arriva al ristorante Da Martino si trova in condizioni che, lo dico chiaramente, non sono degne di una Regione come l’Emilia Romagna e una Provincia come quella di Modena. Non è mai stato fatto alcun adeguamento strutturale ai nuovi flussi di traffico: c’è una carreggiata stretta, da rettificare in diversi punti, e che periodicamente poi si restringe ancora per gravi fenomeni di dissesto idrogeologico».

È chiaro che non si può andare avanti così, «soprattutto guardando a cosa fanno altrove per promuovere le località turistiche: non voglio guardare alle Alpi, guardiamo a Roccaraso e alla viabilità da anni Duemila che vi hanno costruito a servizio. Noi non solo siamo indietro di decenni nell’opera, ma non abbiamo neanche uno straccio di progetto per farla. Dagli anni ’90 in poi, sulla Fondovalle tutti un po’ ci abbiamo dormito sopra. È ora di invertire la rotta, non solo per Sestola e Fanano, ma anche per l’area est di Zocca, Montese e Guiglia: sono tutti paesi a vocazione turistica che gravitano sulla Sp 4». —

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