Modena. Con Man At Work la solidarietà arriva con un pasto

MODENA “M.a.w.-operai del gusto”, dove l’acronimo sta per “Man At Work”, è un ristorante e pizzeria a Modena in via Araldi, che, a partire dallo scorso aprile ha deciso di intraprendere un progetto di solidarietà a favore degli “ultimi”, ovvero dei senza tetto che vivono spesso nascosti in angoli sconosciuti della nostra città, ai margini della società.


Da allora, il ristorante ha fornito a queste persone quasi 700 pasti caldi attraverso un’azione congiunta organizzata con le associazioni di volontariato modenesi Porta Aperta e Croce Rossa Italiana. La proprietà del locale è della famiglia del signor Rosario Di Palma, peraltro titolare di un grosso marchio di ristorazione “Nova”, che comprende una catena di ristoranti sparsi lungo la Penisola.

Di Palma ha deciso di intraprendere questa azione di solidarietà che ha intenzione di continuare ad oltranza, per ringraziare tutti quei clienti che durante i periodi più bui dei mesi passati sono stati vicino al ristorante continuando a consumare regolarmente piatti e pizze da asporto. «Era doveroso fare qualcosa- afferma Rosario- durante i lockdown, molti clienti si sono davvero presi cura di noi. Ho avuto persone che pur di aiutarci in qualche modo passavano la pausa pranzo mangiando pizze in cartone seduti in macchina davanti al locale o che prima di tornare a casa la sera venivano a ritirare sughi, piatti pronti e pizze. Tutto questo ci ha permesso di continuare a far lavorare i nostri dipendenti senza usufruire della cassa integrazione, seppur con grandi sacrifici da parte dell’azienda. Così, ad un certo punto mi sono detto: “Ora tocca a noi fare qualcosa per gli altri ”, e da lì, grazie anche alla totale disponibilità de miei collaboratori che si sono dimostrati entusiasti dell'idea siamo partiti con questo progetto».


Di Palma, tramite clienti amici, ha contattato le due associazioni di volontariato modenesi che hanno accettato subito l’offerta di aiuto e hanno organizzato un ritiro per ben tre sere a settimana: il martedì, il giovedì e il venerdì. «In questi tre giorni prepariamo 20 piatti a sera che comprendono un menù completo – spiega Rosario – e per fare in modo che il cibo possa essere consumato alla temperatura adeguata, ci siamo organizzati per porzionarlo all’interno di vaschette di alluminio termiche corredate da tanto di stoviglie mono uso, condimenti e una bottiglia d'acqua. L’importante che ciascun piatto offerto potesse corrispondere ad una cena completa sostanziosa considerando il fatto che spesso queste persone mangiano una sola volta al giorno».


«Il gesto di questo ristoratore è stato davvero esemplare – ha sottolineato Jessica Annovi, referente “Unità di strada” della Croce Rossa Italiana di Modena - confidiamo che altri seguano il suo esempio. Portare a queste persone un pasto completo tre volte alla settimana ci ha dato l’opportunità di iniziare ad intraprendere con alcuni di loro un tipo di relazione e di dialogo nuovo, che in alcuni casi ci ha permesso di offrire loro un aiuto concreto. E se è vero che alcuni senza tetto hanno scelto di vivere in quelle condizioni, altri sono stati costretti dalle avversità della vita e poter parlare con loro con la scusa della consegna del pasto ci ha permesso di completare la conoscenza delle loro storie di vita per poi provare a capire se ci possono essere alternative alla loro condizione».


Il ristoratore non era però nuovo ad azioni di questo tipo. Già in passato aveva fatto beneficenza in anonimato. Ma nella sua idea di impresa "il valore della persona" ha sempre occupato il primo posto. nella scala dei valori tanto che durante i mesi più bui della pandemia ha deciso di non aderire ai gruppi ribelli di “#ioapro”. «Anzi- ha concluso- fino alla fine ero promotore dello slogan “io non apro”! Dopo i lockdown ci sono andato sempre molto cauto nel riaprire, perché per me la salute dei miei dipendenti e di conseguenza quella dei clienti è prioritaria su tutto. Ovviamente questo l’ho potuto fare perché la solidità della mia azienda me lo ha permesso, grazie ad un’idea di impresa sostenibile che fin dall'inizio ho perseguito, fondata su basi solide, che potessero permettermi di affrontare momenti di crisi profonda come quella che abbiamo vissuto in questi due anni». —