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Modena. Vende un quadro a 72mila euro ma non incassa neanche un cent

In tre a processo: sono accusati di aver organizzato il raggiro al collezionista Un imputato: «Ho provato a farmi ridare quell’assegno dagli altri due...»

MODENA. Un quadro ceduto a 72mila euro, pagato con un assegno da 90mila comprendente 18mila per il “disturbo” ma soldi mai tornati al venditore. In questo intricato ginepraio sta cercando di fare chiarezza il giudice Danilo De Padua, chiamato a valutare la posizione di tre persone imputate per appropriazione indebita.

L’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Pasquale Mazzei che l’altro giorno ha a lungo chiesto lumi operativi al più giovane dei tre, ex studente che si era posto come mediatore tra il venditore e la compratrice. Lei è Nicoletta Zampillo, moglie di Leonardo Del Vecchio, capo di Luxottica. Va spiegato che non ha alcuna responsabilità nella vicenda anche perché ha puntualmente pagato e tra l’altro non ha neppure ricevuto direttamente il quadro, consegnato invece ad un’intermediaria.

La presunta ricostruzione dei fatti ha provata a fornirla il giovane imputato, ai tempi studente di storia dell’arte tra la Francia e l’Italia e ormai prossimo ad entrare nel giro dei critici di cui fa parte un noto editore del settore a sua volta a processo.

«Ho trattato il quadro di proprietà di un collezionista modenese – ha risposto in tribunale – e abbiamo trovato un accordo a 72mila euro. L’ho consegnato e in cambio mi è stato dato un assegno di 90mila euro: il surplus sarebbe servito per finanziare la mia formazione e le mie ricerche. È una cosa che succede in questo contesto».

Ma qui la situazione si complica: l’assegno da 90mila euro non è intestato né al venditore e neppure allo studente, bensì a un terzo uomo indicato dall’editore come uomo di sua fiducia, che lo incassa.

«Ma perché a lui? Cosa c’entra?», ha incalzato più volte il dottor Mazzei senza ottenere risposte precise se non l’ammissione di essersi fidato dal blasonato editore e dei suoi consigli. «Poi però ho fatto di tutto per recuperare quei soldi – ha stoicamente rivendicato l’intermediario – Per mesi sono passato dal mio interlocutore per chiedergli la restituzione, ma non mi ha mai dato risposte. Anzi, preso per sfinimento ha firmato una cambiale. Il suo uomo di fiducia, invece, mi ha convocato per diverse volte in uffici postali chiusi con la scusa di bonificarmi i soldi. E una volta mi ha inviato 90 centesimi. Voleva far finta di aver sbagliato importo? Non lo so, non so perché di quella cifra, ma i due hanno cambiato più volte i numeri ed erano irreperibili. Se gli ho mai fatto una richiesta formale di riavere l’intero importo? Con una raccomandata no, ma ero sempre in ufficio...».

Al venditore che chiede conto dei suoi 72mila euro lo studente darà un orologio di famiglia («Mi sento in debito», si è giustificato) e tra i due nascerà una forte amicizia che dura tutt’oggi. «Perché, se siete così amici, non ha ritirato la querela contro di lei?», domanda il pm Mazzei. La risposta non c’è, forse arriverà alla prossima udienza quando ci saranno le richieste delle parti. —

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