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Cavezzo. I Casalesi e quegli affari a Cavezzo Sigilli a una società immobiliare del clan

I carabinieri di Caserta arrestano tre persone impegnate nel business dell’energia elettrica e sequestrano la “Siec”


cavezzo. La Siec è una società immobiliare con sede in una villetta nella campagna cavezzese. Ma da ieri è anche una società collegata ad imprenditori vicini al clan dei Casalesi, finiti agli arresti con pesanti accuse: concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori e impiego di denaro di provenienza illecita. Si tratta del 64enne Giuseppe Iannone e del figlio 39enne Mario – entrambi finiti in carcere – e del 43enne Mario Pellegrino, genero di Giuseppe, ora ai domiciliari.

Stando alla ricostruzione effettuata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, coordinati dalla procura Antimafia di Napoli, i tre sarebbero vicini alle fazioni di Sandokan Schiavone e Michele Zagaria. Nello stesso provvedimento emesso dal tribunale di Napoli sono state sequestrate preventivamente anche tre società che operano nel settore degli scavi nelle posa in opera di cavi elettrici per conto dell’Enel. Si tratta di società riconducibili ai tre e tra queste vi è l’immobiliare Siec di Cavezzo.

Le indagini sono partite nel maggio 2019 e hanno da subito acceso i riflettori su Giuseppe Iannone che fin dagli anni Novanta aveva conquistato praticamente il monopolio degli appalti nel settore energetico nell’agroaversano grazie alla forza di intimidazione del clan dei Casalesi a cui partecipava come concorrente esterno mettendo a disposizione le sue società (Alba 90, Siep Costruzioni ed Elettrolima). Nel 2017 l’Alba 90 viene raggiunta da un’interdittiva antimafia e per evitare che anche le altre debbano smettere di operare ecco la trovata di Iannone. Fittiziamente – è la tesi accusatoria – intesta la Siep al genero Pellegrino e a seguire la Elettrolima al figlio Mario e alla nuora Giustina Amato, rimasta esclusa dall’indagine. Con esse la famiglia continua ad operare negli appalti per conto di Enel, aggirando l’interdittiva.

Sulla scena appare la Cebat, ditta che vince l’appalto nel triennio 2017-19 per la manutenzione delle linee aeree e interrate in media e bassa tensione nella provincia di Caserta. Ma gli Iannone inizia il pressing, arrivando a minacciare la ditta e ad imporre le proprie maestranze e i mezzi delle ditte a loro riconducibili per eseguire i lavori. In sostanza estromettono la Cebat dall’appalto, sfruttando di nuovo la forza d’intimidazione del vincolo mafioso.

I soldi che incassavano venivano poi reinvestiti, non a caso il provvedimento di custodia cautelare porta anche al sequestro delle società per un importo complessivo quantificato in 2,5 milioni di euro. Che non sono i 100 milioni confiscati ad Alfonso Letizia, l’uomo del calcestruzzo che – anche lui – a Cavezzo aveva iniziato ad investire e a fare affari nel campo immobiliaristico. Un filo conduttore, quello dell’edilizia, che in zona in tanti conoscono e che porta il clan a trovare nell’opulenta Cavezzo una zona evidentemente considerata fertile per affondare le radici e mettere a regime le proprie ricchezze, magari attraverso il riciclaggio in attività apparentemente lecite. —

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