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Castelvetro. I fratelli dello spaccio non vedranno più il denaro sequestrato

Il centro della distribuzione della droga nella loro abitazione I giudici: con quegli 88mila euro l’attività poteva ripartire

CASTELVETRO. Quei soldi potrebbero essere utilizzati per dare vita a una nuova, importante, attività di spaccio. Questa la motivazione che ha portato al mancato dissequestro di 88mila euro, in contanti, a tre fratelli di Solignano, frazione di Castelvetro.

Di origini magrebine, tra i 20 e i 30 anni, Youssef, Abdelaghani e Kebbouri Hamza avevano allestito un centro di distribuzione di droga. Dove? Nella propria abitazione che si trova nella piccola località.


Un’attività a conduzione famigliare che ormai da un po’ di tempo stava segretamente operando a Castelvetro e, più in generale, nella vasta area della valle del Panaro. Il tutto prima dell’arrivo dei carabinieri della Compagnia di Sassuolo capaci di stoppare lo spaccio e appunto di sequestrare i “famosi” 88mila euro. Somma che, stando alla decisione della Cassazione, i fratelli non rivedranno mai più. Un modo, questo, per evitare che i tre decidano di ridare nuovo impulso alla piazza dello spaccio castelvetrese.

A quanto emerso, considerando la cifra trovata dai carabinieri, gli affari per i tre fratelli residenti a Solignano stavano andando decisamente bene. Durante l’accurato controllo, eseguito subito dopo l’arresto degli spacciatori avvenuto qualche tempo fa, i carabinieri avevano ritrovato anche 52 grammi di cocaina.

A quel punto era immediatamente scattata una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei fratelli, emessa dal Gip Salvatore Romito su richiesta del Pm Giovanni Amara.

Le indagini dell’Arma avevano quindi ricostruito i “movimenti” degli spacciatori. Questi accertamenti erano stati fondamentali per dimostrare che da diverso tempo i tre fratelli avevano dato vita a una capillare organizzazione dello spaccio che, come detto, aveva trovato base a Solignano e che era quindi diventata capace di servire l’intera e vasta zona.

L’attività illegale a conduzione famigliare continuava infatti da almeno tre anni a questa parte. Il tutto prima di essere interrotta bruscamente con l’intervento dei carabiniere e il conseguente arresto dei tre poco più che ventenni, che poi hanno patteggiato di fronte al giudice di Modena. —

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