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L'analisi / Nel 2040 a Modena la cultura guiderà la comunità cittadina

I grandi cambiamenti in arrivo: intervistati 120 modenesi ritenuti “opinion leader” e “testimoni privilegiati” locali

Carlo Gregori

Come sarà Modena nel 2040? La Fondazione Mario Del Monte lo ha chiesto a quella che considera l’élite modenese. In una lunga serie di interviste, nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sociologo Vittorio Martinelli, sono state analizzate le risposte di dodici “opinion leader” e 95 “testimoni privilegiati” locali. Chi siano non viene detto. Si sa solo che sono rappresentanti di categorie, istituzioni, industria, personalità di successo, dirigenti culturali. La loro risposta converge sempre verso un cambiamento auspicato: la cultura sarà il fattore trainante della città. Il lavoro, che lo è stato finora, dovrà rientrare in un quadro più generale che servirà a governare i profondi cambiamenti che ci aspettano per i prossimi vent’anni. Al secondo posto: istruzione e formazione continua. Massima attenzione al recupero della fascia di persone che non hanno dimestichezza col mondo digitale. Seguono l’espansione della capacità e di una visione concreta della realtà e dei rapporti. Insomma, alla cultura si chiede un ruolo più avanzato ed egemone. Una funzione strategica che oggi non ha e che non le viene riconosciuta rispetto alla cultura del lavoro. Al contrario, a loro avviso, in testa al cambiamento da qui al 2040 non ci sarà l’economia. Avranno però ampio spazio i cosiddetti “corpi intermedi” (22,1%), mentre istituzioni e politica avranno meno peso (18%).


Dal campione di intervistati non ci si può certo aspettare proclami rivoluzionari. Infatti dalle loro risposte è escluso un carattere di radicalità nei cambiamenti ed emerge un rapporto bilanciato tra moderazione (32,6%), innovazione (31,6%) e conservazione (28,4%). Il radicamento con la storia locale e la tradizione resterà: secondo loro la Ghirlandina si confermerà il simbolo cittadino. E per il 51,6% degli intervistati, proprietà privata di casa e auto rimarranno una costante anche in mezzo a sicuri cambiamenti nei servizi. Riconoscono che la mobilità sarà più articolata e non divisa tra pubblico e privato ma basata su forme fluide in base ai servizi: l’utilizzo dei mezzi sarà un elemento di novità per 8 su 10. Un altro cambiamento sarà la personalizzazione dei servizi socio-sanitari: saranno più flessibili e adattabili alle esigenze dei singoli e delle famiglie dando meno peso alle logiche organizzative attuali. In questo ambito, un punto rilevante di cambiamento prevede la possibilità di usufruire di servizi, socio-sanitari e per le fasce deboli (come bambini e anziani) ma anche i “lavoretti domestici”, attraverso l’uso delle competenze del vicinato.

L’élite cittadina indicata dalla Fondazione Mario Del Monte mette al primo posto il capitale umano e al secondo, ma a distanza, il capitale sociale. La guida della cultura verso l’organizzazione futura dovrà però passare per un processo di istruzione più incisiva anche per gli adulti. L’86% degli intervistati è d’accordo: sarebbe importante un apprendimento costante per tutta la vita. Questa formazione continua porterebbe a un diverso uso delle scuole attuali: dovrebbero restare aperte al pomeriggio e alla sera, dopo che i ragazzi hanno finito, per riportare ai banchi chi non conosce l’uso delle tecnologie o chi ha bisogno di nuova formazione. —

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