Contenuto riservato agli abbonati

Camposanto. Il ponte intitolato a Zanotti pioniere del cicloturismo

Nel 1971 fece, insieme con un amico, il giro della Svizzera sulle due ruote Una targa nello stesso punto in cui perse la vita, a trent’anni, travolto dal treno

CAMPOSANTO. È stato uno dei primi cicloturisti, un pioniere dei lunghi viaggi su due ruote, e proprio a Mario Zanotti è stato intitolato il ponte della Ciclovia del Sole che attraversa il fiume Panaro.

La cerimonia, sobria ma partecipata, si è svolta sull'ex ponte della ferrovia a Camposanto. Proprio in quel punto, nel maggio del 1973, Mario Zanotti fu travolto dal treno mentre tornava dal lavoro che svolgeva, come ferroviere, nella vicina stazione di Bolognina. Aveva trent’anni.


All’epoca la tragedia suscitò scalpore in paese, poiché quel giovane sempre cordiale e simpatico era conosciuto da tutti.

«Noi amici abbiamo voluto ricordarlo con una targa posta sul ponte a cinquant’anni dal giro cicloturistico della Svizzera che lui, in compagnia di un anmico, portò a termine nel luglio del 1971 – ricorda uno dei promotori dell’iniziativa - In una decina di giorni raggiunse le più note località del territorio elvetico superando il confine dal Passo del Sempione per poi arrivare a Montreux, Berna, Interlachen, Lucerna, Coira e rientrare in Italia dal Passo della Maloja dopo aver ammirato luoghi bellissimi».

«Di quel giro ricordava a volte le durissime salite, ma anche le “rivincite" in discesa, il vento contrario nella valle del Rodano che sembrava volerlo far tornare indietro. Tutto fu bello ed emozionante... Indimenticabile poi l'arrivo ad Interlachen ai cinquanta all'ora senza capire se fosse in lieve discesa, in favore di vento o ... in formissima. Nel ritorno transitò da Verona poché' all'Arena andava in scena l'Aida di Giuseppe Verdi e lui non poteva mancare all'appuntamento con la lirica, che portava da sempre nel suo cuore. Anche il calcio e la Fiorentina erano nel suo mondo; sinceramente come calciatore non era granché… calciava di punta e a chi glielo faceva notare rispondeva che erano rimasti in tre a calciare così: lui, Didì e Puskas».

È passato molto tempo dalla sua scomparsa, ma in tanti hanno partecipato alla cerimonia, tra cui il sindaco Monja Zaniboni e il parroco don Isacco che ha benedetto la targa.

Sul ponte sono poi giunti alcuni escursionisti e cicloturisti preceduti da un bersagliere che pedalava su una bici della prima guerra mondiale. «Una coppia di giovani con costumi tipici elvetici, omaggio all’impresa cicloturistica di mezzo secolo fa, ha raccolto le firme dei partecipanti su una pergamena, davanti a un antico carretto svizzero per l'occasione ricoperto di fiori e non di fieno... Alla fine palloncini tricolori sono stati lanciati verso il cielo, mentre saliva il grido"Ciao Mario”». —