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Pavullo. Ristorante Da Martino in lacrime: se n’è andato il mitico fondatore

A 92 anni, si è spento nella casa sopra il celebre locale della Fondovalle per un’ischemia. Oggi l’ultimo saluto a Verica 



PAVULLO. Se avesse potuto sceglierla, forse l’avrebbe proprio voluta così la sua uscita di scena: di notte, nel suo letto e nella sua casa sopra a quel ristorante messo su pezzo dopo pezzo nell’Italia del boom economico e dell’Appennino nel pieno degli anni d’oro del turismo. Per questo, con grande lungimiranza, lo volle in collocazione strategica sulla Fondovalle Panaro, dove è diventato uno dei più grandi e conosciuti della provincia.


Chi non ha sentito parlare del ristorante “Da Martino”? Il nome deriva da lui, Martino Borelli, che l’ha aperto il 1° maggio 1967. Se n’è andato nella notte tra lunedì e martedì per i postumi di un’ischemia: inutili tutti i soccorsi. La camera ardente è stata allestita qui, nel suo ristorante, dove oggi partirà il corteo per il funerale che verrà celebrato alle 15.30 nella chiesa di Verica.

Ci sarà sicuramente molta partecipazione. Intanto perché lui, finché ha potuto, è sempre andato a dare l’estremo saluto a chi conosceva. Poi perché il ricordo di quest’uomo di una volta, garbato, ironico e tenace allo stesso tempo, è indissolubilmente legato ai momenti più belli di tantissime persone: matrimoni, cresime, comunioni, ma anche solo belle tavolate in compagnia e serate in discoteca vissute “Da Martino” in questi anni.

Lui ha continuato a voler dare una mano al figlio Alberto e alla figlia Giordana finché la salute glielo ha permesso, perché questo grande ristorante sotto casa è sempre rimasto la sua casa, arrivata oggi a poter ospitare (dopo la riconversione della discoteca in sala matrimoni) anche più di 500 persone, tra interno ed esterno.

C’è chi ha ancora bene in mente quando mise su i primi pezzi di tutto: il ricordo è di Valter Tagliazucchi, per tutti il “Giamberlano”, affezionatissimo all’uomo e al posto anche per la vicinanza, stando a Verica: «Eravamo a fine anni ’60 – racconta – mio padre Leonardo, Nardo per gli amici, andava tutti i giorni a Bologna a portare il pane. Un giorno Martino lo avvicinò e gli disse: “Nardo, so che vai a Bologna: vengo con te, che voglio trovare un banco che sia adatto a far da mangiare e servire il caffè”. E sorridendo aggiunse: “Mi voglio rovinare”. Era il bellissimo bancone del ristorante che stava mettendo su dove prima c’era una baracca. Da quel banco ha costruito un impero di buon cibo, cordialità inestimabile e formidabile impegno. C’è ancora, ponte tra passato e presente in quella realtà straordinaria che è diventato il ristorante Da Martino, grazie anche a sua moglie chef Evelina (scomparsa nel 2010, ndr) e la passione dei suoi figli Alberto e Giordana. Anch’io ho fatto il pranzo di matrimonio qui. Martino ci ha lasciato, ma non se ne andrà mai dai nostri cuori, riflesso per sempre nel grande lavoro che la sua famiglia sta continuando a fare con lo stesso piglio e la stessa instancabile forza che ha caratterizzato lui in tutta la sua vita. Quando sulla terra capitano uomini così, tutti dovremmo avere la fortuna di conoscerli. Io l’ho avuta».

«Un lavoratore instancabile – lo ricorda commosso Alberto – e un padre premuroso che ha fatto di tutto per la sua famiglia. Una persona che ha dato il migliore degli esempi su come si sta a questo mondo. Ciao papà, mancherai tanto, a tutti». —

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