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Sassuolo Industria ceramica una locomotiva del post Covid: la crescita è del 9%

Recuperata buona parte del crollo di vendite per il lockdown Innovazione e qualità le armi in più. Resta il nodo dei costi

SASSUOLO «Siamo avanti alla Germania nelle previsioni di crescita per il 2021, il clima di fiducia tra imprenditori e consumatori è molto elevato, perchè l’Italia non può pensarsi come leader europeo in questa fase di ripartenza post Covid?». Le parole del professor Lucio Poma di Nomisma sono cadute sulla platea della tavola rotonda organizzata ieri in apertura della convention AllForTiles come la pioggia che da lì a poco avrebbe rinfrescato l’aria afosa della Fiera di Modena.

Il nostro distretto ceramico, che da sempre punta su export, innovazione tecnologica e qualità e gode di un vantaggio competitivo rispetto ad altre realtà, può davvero avere un domani, parafrasando il titolo della tavola rotonda? I primi sei mesi hanno fatto segnare un +9% nella produzione, anche chi produce impianti o smalti e colori sorride, qualcuno parla addirittura di «una buona dose di euforia» e lo stesso clima nelle aziende dal punto di vista delle relazioni sindacali è tranquillo.


D’altro canto sul tappeto non mancano tanti problemi da risolvere: il costo del lavoro, le infrastrutture attese da tempo, i costi di materie prime (ormai si è arrivati all’asta per chi offre di più) e di elettricità e gas metano. Non lo ha nascosto il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha comunque ribadito davanti a un’attenta platea di imprenditori e operatori del settore la sua fiducia nel fatto che il prossimo anno dovrebbero aprirsi i cantieri per la Bretella Campogalliano-Sassuolo e ha ricordato come per il Pnrr italiano l’Emilia-Romagna abbia candidato anche l’unificazione dei due scali merci di Dinazzano e Marzaglia, intervento da 180 milioni di euro «che potrebbe togliere dalle strade 100mila veicoli l’anno, due milioni di tonnellate di merci».

Puntare sulla formazione tecnica, alzare il tasso di occupazione regolare e di qualità, investire nella crescita sostenibile e nelle infrastrutture digitali, attirare cervelli anche dall’estero: le previsioni sono buone ma per assicurare un futuro alla ceramica c’è sicuramente molto da fare. L’Emilia che lavora ed è abituata a rimboccarsi le maniche, piastrella su piastrella, sta accettando la sfida. Le aziende italiane che producono piastrelle e lastre sono 133 e nel corso del 2020 ne hanno sformati 344,3 milioni di metri quadrati (-14,1%), occupando 18.747 addetti. Il fatturato totale delle aziende italiane di piastrelle ha raggiunto i 5,13 miliardi di euro (-3,9%) e per l’86% deriva dall’export. Nel primo trimestre di quest’anno la ceramica ha visto crescere il fatturato del 9% rispetto al 2020, grazie sia al mercato italiano (+18,9%) che all’export (+7,2%). Un progresso reale, nell’ordine del 7% complessivo se lo si confronta al primo trimestre 2019. Nel corso del secondo semestre dello scorso anno in pratica il settore ha recuperato gran parte del crollo di vendite dovuto al lockdown, e già nel primo trimestre 2021 si è arrivati a superare i livelli prepandemia. Segnali positivi di ripresa arrivano anche dall’associazione dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per ceramica (Acimac): dopo il calo di fatturato degli ultimi due anni nel primo trimestre 2021 le imprese associate hanno infatti visto aumentare del 33,3% le vendite rispetto allo stesso trimestre del 2020. I paesi esteri sono quelli che hanno mostrato maggior dinamismo registrando un + 37,9%; in Italia la crescita è stata invece pari al 27,3%. —