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Ferrara. Dalla startup ReFarm arriva CubOrto Così la verdura è urbana

Un capiente contenitore consente a tutti, persino a chi non ha il pollice verde,  di coltivare ortaggi in città, anche sul balcone, risolvendo il problema dello spazio 

Si chiama CubOrto ed è un piccolo orto urbano molto speciale in vendita on line, che consente a tutti, ma veramente a tutti, anche a chi non ha il pollice verde, di coltivare la verdura in città, risolvendo il problema dello spazio, del tempo e delle competenze necessarie.

cos’È


È un orto sinergico nel senso che viene gestito senza smuovere il terreno, per consentire alla natura di attivare i meccanismi di autofertilità, facendo crescere le piantine in modo naturale, salutare e rispettoso dell’ambiente. Sì, perché CubOrto permette di coltivare risparmiando acqua ed è un oggetto green, realizzato con materiale 100% di recupero. Arriva a casa con tutto l’occorrente per iniziare la propria avventura di coltivatore, compreso l’abbonamento di un anno alla community di CubOrto, in cui un esperto segue passo dopo passo tutti, rispondendo ai quesiti e dando consigli. È possibile scegliere tra due misure: 120x40x40 e 120x100x75. In vendita anche un kit per la coltivazione indoor, pensato per chi non ha spazi esterni e vuole tenere il cubOrto in appartamento. Nella confezione non sono presenti i semi e le piantine per lasciare a ogni persona la libertà di scegliere cosa coltivare.

L’IDEA

Dietro a questo progetto c’è l’imprenditore ferrarese Luca Buriani che fa parte di un gruppo di quattro giovani professionisti provenienti da diverse parti d’Italia e da esperienze lavorative altrettanto differenti, che si sono incontrati in rete durante il primo lockdown in una community sul futuro dell’agricoltura. Hanno elaborato un’idea che li ha portati a vincere il contest nazionale sul futuro dell’agricoltura, a realizzare la startup ReFarm e a testare sul mercato un primo prototipo di CubOrto. Insieme a Luca fanno parte del team l’agronomo figlinese Pietro Isolan, l’ingegnere milanese Luca Oliverio, Denni Albiani, informatico e comunicatore digitale di Arezzo. E ad essi si è unito di recente anche il designer grossetano, Alessandro Corina. Insieme hanno dato vita a CubOrto design.

«Considero Cuborto la massima espressione della possibilità di coltivazione per chiunque ha pensato come me fino a due anni fa: vorrei ma non ho tempo, vorrei farlo ma non ho spazio, mi piacerebbe ma non so come », afferma Luca Buriani, ferrarese nato negli anni ’80, una passione per l’elettronica e una carriera da imprenditore avviata nel 2004. Da allora enormi cambiamenti e la continua voglia di cimentarsi in nuovi progetti, lo hanno portato ad aprire la prima società e poi la sua prima startup con esperienza in Silicon Valley.

«CubOrto risolve contemporaneamente problemi di spazio, tempo e competenze, ma soprattutto nasce dalla volontà di riconciliare le persone con la natura, tornando a coltivare il cibo di cui ci nutriamo. Nella mia continua ricerca di nuove possibilità mi sono unito a un gruppo di formazione chiamato Mavericks, dove ho incontrato tre persone meravigliose che prima non conoscevo: Pietro Isolan, Luca Oliverio e Denni Albiani. Insieme abbiamo vinto il contest sul futuro dell’agricoltura da cui ha preso vita CubOrto – racconta Buriani –. Abbiamo deciso di creare una start up e di dare le gambe al nostro progetto presentando un primo prototipo sul mercato». Il passo successivo è stato curare l’estetica di CubOrto.

«Siamo entrati in contatto con una quinta persona meravigliosa che adesso fa parte del team: il designer grossetano Alessandro Corina. Con lui abbiamo lanciato CubOrto design – spiega Buriani – che ha un’estetica più accattivante ed è realizzato in Wpc, ottenuto dalla fusione di scarti di legno polverizzato e materiale polimerico, che messi insieme, aumentano la capacità di resistenza agli agenti atmosferici. L’azienda che ci fornisce il Wpc è di Ferrara ed è vicinissima alla nostra sede logistica di produzione di CubOrto. Questo ci permette di non inquinare per il trasporto del materiale, lo considero un altro valore aggiunto per la nostra attività».

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