«Invalsi brutte? Non è solo colpa della Dad»

La dirigente Zanasi del Selmi: «Senza didattica a distanza saremmo messi peggio». Le Ferraris avranno la nona classe

Paola Ducci

Sono giorni di riflessione per chi opera nella scuola dopo il “Rapporto Invalsi” in cui emerge che la percentuale di alunni che non raggiunge il livello di accettabilità in italiano è salita al 44% contro il 35% del 2019, in matematica è salita al 51% contro il 42% del 2019. Sono invece mediamente stabili gli esiti della percentuale di chi ha raggiunto il livello B2 del quadro di riferimento europeo nel reading e nel listening. L’Emilia Romagna è allineata alla media nazionale.


Si può purtroppo riassumere che al crescere dei gradi scolastici, la perdita degli apprendimenti aumenta. «I dati Invalsi a livello nazionale non sono di certo confortanti – ha commentato la professoressa Margherita Zanasi, dirigente dell’Istituto Selmi di Modena – tuttavia l’Emilia Romagna tiene. Credo però che con questi risultati non vada comunque cantata vittoria. Innanzitutto dovremo aspettare a vedere cosa è accaduto a Modena e provincia, Nel frattempo però dobbiamo metterci subito al lavoro per capire cosa può essere in ogni caso migliorato”.

La dirigente Zanasi non si trova completamente d’accordo con i commenti fatti a questi dati che imputano tutta la colpa alla Dad. «Io credo che la Didattica a distanza non sia completamente da demonizzare e che non sia l’unica motivazione di peggioramento – continua Zanasi – Non possiamo non tenere conto della situazione che stiamo vivendo. Mi chiedo: “Ma se non fossimo ricorsi alla Dad in questi due anni scolastici in regime di pandemia quali sarebbero i risultati dell’Invalsi ora? Probabilmente ben peggiori!”.

È chiaro ed evidente che la Dad ha funzionato di più non solo laddove i ragazzi avevano a disposizioni device di un certo tipo e connessione internet efficaci, ma anche e soprattutto nelle situazioni in cui sono stati stimolati e supportati da condizioni famigliari di un certo tipo. Questo è stato dimostrato nel momento in cui è stata fornita ai ragazzi una strumentazione di supporto. Purtroppo le realtà più fragili ne hanno subito le conseguenze più gravi. «Tuttavia – specifica Zanasi – per quanto io sia per la scuola in presenza, l’esplorazione della Dad ha permesso agli insegnanti di creare nuove forme di didattica di cui è importante fare tesoro e che potranno comunque essere riproposte. Ecco perché sono d’accordo con il ministro Bianchi nell’affermare che questi dati meritino una lettura di secondo livello che metta in evidenza dove e come vanno messe in campo strategie di miglioramento, a prescindere dalla pandemia, rimettendo la scuola al centro di riflessioni, ricerche e investimenti, nell’ottica di migliorare un sistema che integri l’insegnamento frontale tradizionale con forme di didattica alternativa. E in questo senso l’innovazione tecnologica e informatica già sperimentata in Dad non può che ritornare utile e complementare».

Si arriva poi a riflettere sulla ripartenza di settembre. «Non sarà facile – conclude Zanasi – molto dipenderà dalla situazione epidemiologica. Se verranno confermate le regole di distanziamento che erano in vigore a giugno il problema spazi, soprattutto per certe scuole, non consentirà una ripartenza al 100% in presenza. Di certo però a me sembra di vedere che si stiano compiendo sforzi organizzativi notevoli. Per esempio l’Ufficio Scuola provinciale sta facendo davvero il possibile per partire con tutte le cattedre coperte. Se il personale Covid verrà riconfermato, come sembra, dove sarà possibile per gli spazi, sarà consentito operare sdoppiamenti e abbassare il numero di alunni per classi. Nel frattempo è fondamentale lavorare affinché si pongano davvero basi solide per una nuova scuola».

E a tal proposito alle scuole Ferraris è stata restituita la nona classe, che appariva inizialmente in bilico. —

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