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Monteombraro di Zocca. Violenze sugli anziani In cinque a processo

Maltrattamenti di tre sorelle e del capo nella casa famiglia Vessazioni e omissioni di soccorso tra i reati contestati

BOLOGNA. È iniziato a Bologna il processo per maltrattamenti aggravati, esercizio abusivo della professione medica e omissione di soccorso che vede imputate cinque persone. Il loro caso portò, a metà novembre, al blitz dei Nas di Bologna per le drammatiche vicende della “Casa famiglia Nino Aurelia” di Bazzano trasferita a Monteombraro di Zocca all’interno dell’hotel Regina. I giudici dovranno ora pronunciarsi sulla 56enne Aurealia Dragomir; le sorelle modenesi Luana (59 anni), Antonella (63) e Natascia (46) Marchese, rispettivamente difese dagli avvocati Roberto Morelli con Flavia Sandoni, Antonio Gambetti e Ferdinando Pulitanò; un 70enne di Zocca. Per le prime tre donne sono ancora in vigore le misure cautelari degli arresti domiciliari.

Al processo saranno parte civile, con gli avvocati Andrea Ronchi, Livio Mercatante, Francesco Moschella e Luigi Sciacovelli, anche i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil oltre ad alcuni ospiti della casa famiglia di Dragomir dove le sorelle Marchese garantivano aiuti operativi.


E alle imputate vengono contestati gravi atteggiamenti nei confronti degli anziani. C’erano le percosse, i comportamenti denigratori e le “umiliazioni” di cui parla il pubblico ministero, dottoressa Cavallo. «Sporcaccione, schifoso, ignorante, ti prendo a pugni in bocca, ti ammazzo con le mie mani», sono solo alcune delle frasi che le operatrici utilizzavano nei confronti degli anziani. Ma c’erano anche le vessazioni fisiche come quelle ai danni di un ospite, lasciato sofferente a terra perché caduto da una carrozzina e ripreso con il telefonino.

Nel processo si dovranno anche analizzare la scelta di somministrare farmaci senza una regolare prescrizione medica e per la Dragomir andrà affrontato anche l’ultimo capo di imputazione: l’omissione di soccorso. Stando alle accuse, avrebbe lasciato per quasi un giorno un ospite in stato comatoso nel suo letto in seguito ad una forte crisi respiratoria, chiamando i soccorsi soltanto dopo aver parlato con il figlio dell’uomo.

«Anche in questo caso di violenze – dichiarano i segretari generali dei pensionati Antonella Raspadori Spi, Gina Risi Fnp e Marcello Gasperoni Uilp – abbiamo deciso di procedere con un atto giuridico pubblico perché non è possibile accettare violenze e maltrattamenti su soggetti fragili ed incapaci di difendersi». —

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