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Modena. Il d.g. Ausl: «Pochi vaccinati tra i giovani: a settembre si rischia la Dad»

Brambilla: «Bassa adesione e infatti sono quelli che oggi si contagiano di più In regione 120mila over 60 senza dose: in autunno potrebbero infettarsi»

Giovanni Balugani

MODENA. «Le classi di popolazione che si stanno infettando di più sono quelle tra i 14 e i 24 anni, che guarda caso sono anche quelle che si sono vaccinate meno».


Il direttore generale dell’Ausl Antonio Brambilla non alza i toni, ma ha l’aria di chi vorrebbe andare da tutte le famiglie modenesi, una per una, e aiutarle a prendere la decisione giusta: «Vaccinarsi, perché la scarsa attenzione delle famiglie sul tema è un errore».

Partiamo dai numeri. L’incidenza dei nuovi contagi in provincia di Modena è di 9,5 ogni centomila abitanti. Un tasso che non preoccupa Brambilla, ma scorporandolo si evidenziano le differenze tra le fasce di età. Il tasso tra i ragazzi dai 14 ai 18 anni si alza fino a 69, dai 19 ai 24 è di 35. Ricordiamo che le autorità sanitarie ritengono 50 il valore critico.

«I nuovi positivi si concentrano principalmente tra i 14 e i 18 anni, anche se parliamo di pochi numeri. Ma si tratta comunque della fascia d’età con più vita sociale e con una bassa adesione alla campagna vaccinale». In effetti l’adesione è stata molto bassa: tra i 12 e i 14 anni ha prenotato il 36,1%, tra i 15 e i 19 anni il 55,4% e tra i 20 e i 24 il 59,2%.

«Queste percentuali – prosegue il dg Brambilla – aprono un problema per l’autunno e la ripartenza delle scuole. O le famiglie decideranno di vaccinare i ragazzi al rientro dalle ferie altrimenti c’è il rischio di avere problemi per le lezioni in presenza. Se dovessimo trovare focolai all’interno delle classi saremmo costretti a mettere in quarantena tutti i ragazzi. E se restiamo su percentuali attorno al 35/40% è molto probabile che ciò avvenga, con tutti i disagi per le famiglie che ben conosciamo. Quando si parla di vaccinazioni, alcune persone non sono attente alla responsabilità civile oltre a quella individuale».

Brambilla affronta il tema partendo dall’idea di Macron del Green pass obbligatorio per usufruire di determinati servizi: «Non è un’idea stupida, comprendo Macron. Certo deve essere declinata in modo corretto, ad esempio sul personale scolastico può avere un senso». Ma Brambilla, più che di leggi e imposizioni, ne fa un discorso di civiltà: «Ognuno deve sentirsi responsabile verso gli altri. Chi non si vaccina (anche adulti e anziani, ndr) non ha memoria di quello che è successo nei mesi scorsi, del dramma che abbiamo vissuto. Non si ricorda che le persone fragili, i malati oncologici e gli altri affetti da gravi patologie si sono visti rinviare visite importanti? Vacciniamoci, non vogliamo in inverno chiudere di nuovo servizi sanitari importanti».

Poi il focus sugli ultrasessantenni: «In Emilia Romagna ci sono 120mila persone con più di 60 anni senza copertura vaccinale (nel Modenese sono poco più di 25mila, ndr). Se ci presentiamo in autunno con quella fetta di popolazione non vaccinata avremo dei grossi problemi perché una parte contrarrà il virus e rischierà il ricovero con tutte le conseguenze per gli ospedali che ormai ben conosciamo».

Sta procedendo anche l’istruttoria nei confronti del personale sanitario che non si è vaccinato. «Tra pubblico e privato abbiamo inviato 2.400 raccomandate. Per quanto riguarda l’Ausl parliamo di 120 dipendenti, cioè il 2,5%. Di sicuro per tutti non ci sarà posto al lavoro in altre mansioni, come prevede la norma nazionale. È una faccenda complessa: io sono il datore di lavoro ma, per privacy, non posso venire a conoscenza dei loro nomi. È una procedura che gestiscono la Medicina del lavoro e la Sanità pubblica. Noi stiamo aspettando ancora che tornino le raccomandate: una volta ricevuta, o i diretti interessati provano che non possono vaccinarsi oppure fissiamo loro un appuntamento. Se non si presentano, è prevista la comunicazione agli ordini di appartenenza. Noi siamo ancora in questa istruttoria». —

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