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Campogalliano. Regina, artista che ridà vita a porcellane e giochi antichi

Nel suo laboratorio sistema oggetti di valore, da collezione e ricordi affettivi «Ho restaurato di tutto, mi prendo cura dei clienti e dei loro desideri»

CAMPOGALLIANO. Regina Ferrari indossa un camice bianco, pronta a mostrarci i “pazienti” in cura nella sua casa-bottega di via Martin Luther King, al civico 6, a Campogalliano: terrecotte, maioliche, porcellane, bambole e altri giocattoli antichi. Oggetti di valore che provengono dal mondo del commercio e del collezionismo, ma anche manufatti che hanno semplicemente un valore affettivo.

Campogaliano, Ferrari: la Regina delle porcellane



«Una delle cose belle di questo mestiere è proprio quello di ridare vita agli oggetti – dice la restauratrice – 21 anni fa per il mio laboratorio ho scelto un posto tranquillo, lontano dalle vetrine dei centri storici con i loro viavai, perché questo lavoro richiede una concentrazione che continui contatti con il pubblico renderebbero impossibile».

Già conosciuta nel mondo dell’antiquariato (per 10 anni ha avuto una galleria in centro a Modena), oggi Regina Ferrari è tra i pochi artigiani a continuare questo mestiere antico in equilibrio tra passato e presente.

Regina, ci porti nel mondo del restauro ceramico: materiali, tecniche, tipi di intervento…

«Innanzitutto “ceramica” è un termine generico che comprende diversi tipi di materiali: porcellane, maioliche, terrecotte, biscuit – di cui sono fatte ad esempio le teste delle bambole antiche – terraglie e altri. Tutto si può restaurare e, alla base, si sceglie il tipo di intervento da fare. Il più diffuso è quello artistico-antiquariale che comprende una fase di integrazione pittorica grazie alla quale visivamente la rottura dell’oggetto sparisce. È il più desiderato perché l’intervento non si vede: è invisibile. Come per mobili e dipinti, grazie ad un restauro fatto a regola d’arte gli oggetti di ceramica possono tornare sul mercato antiquario ed essere nuovamente apprezzati. Sulle porcellane, ad esempio, viene sempre richiesto questo tipo di restauro perché la porcellana di per sé è bella quando è sana, perfetta, lucida».

Quali colori utilizza?

«Premetto che il restauro viene sempre eseguito a freddo, che significa che nulla di quello che faccio ripassa dal forno. Non si può fare per mille motivi tra cui quello deontologico: è scorretto perché l’oggetto deve poter essere ripristinato allo stato in cui mi è stato portato. Questo è molto utile perché può capitare che i restauri invecchino, come succede anche per i dipinti. A me capita spesso di lavorare su oggetti, restaurati 10-20 anni fa, che presentano la vernice ingiallita e allora io la devo rimuovere e ripartire. I colori sono tutti colori a freddo e, a seconda della tipologia di restauro e di ceramica, ne uso di tipi differenti. Li ottengo sempre da miscele di colori preesistenti quindi ho un’infinità di basi, tantissimi pigmenti, e pian piano trovo la nuance giusta».

L’altro tipo di restauro qual è?

«Quello conservativo-museale: l’oggetto viene pulito, riassemblato, le sue lacune vengono colmate e alla fine il mio lavoro resta visibile. Vedremo, ad esempio, il filo della rottura stuccato. Dunque l’oggetto viene riportato all’origine al fine di conservarlo ma si vede che è andato rotto ed è stato restaurato».

Per chi lavori principalmente?

«Per il pubblico ma soprattutto per privati e collezionisti di tutta Italia. Ero già conosciuta nel settore dell’antiquariato per la galleria che ho avuto a Modena e quindi i miei ex colleghi sono diventati presto miei clienti. In più i collezionisti e gli appassionati di maioliche e di porcellane hanno cominciato a portarmi i loro oggetti, di cui mi prendo cura. Soprattutto ci tengono che il loro oggetto finisca in mani abili che porteranno del beneficio e non del danno a qualcosa che, a volte, è molto prezioso. Poi ci sono privati che si ritrovano con oggetti di famiglia, magari ereditati, ai quali non riescono ad attribuire una data e una collocazione precisa. Quando parliamo di ceramica esistono tantissime manifatture in Italia e all’estero per cui non sempre è facile capirne la provenienza e riuscire a datarli. E così io gli offro anche questo servizio di consulenza».

Come riesce a identificare gli oggetti?

«Le cose che mi aiutano di più sono i marchi, che si trovano spesso sotto le maioliche e le porcellane. Altri elementi da conoscere sono gli stili decorativi e i materiali usati, soprattutto quando ci ritrova fra le mani maioliche antiche che non hanno il marchio delle manifatture».

Un oggetto particolare che ha restaurato?

«Mi capitano gli oggetti più strani e diversi. Posso citare, ad esempio, un cammello antico di un presepe in cartapesta – perché a lato della ceramica mi capita di restaurare anche altri materiali – che era grande come un cucciolo di cammello». —

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