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Modena. Vende polli scaduti, licenziata dalla Coop

L’operatrice li aveva fatti cuocere e proposti nell’insolito happy hour del mattino senza informare della situazione i superiori

Francesco Dondi

MODENA. Il licenziamento di una operatrice del reparto gastronomia della Coop è legittimo. Lo ha stabilito il giudice del Lavoro, dottor Andrea Marangoni, dopo aver analizzato il ricorso della donna che si era opposta al provvedimento.


Tutto avviene all’interno di un noto punto vendita della città – va specificato che nel procedimento non vi è traccia di malori o problemi di salute per chi effettuò l’acquisto – dove l’assistente al reparto Gastronomia/Produzioni Gastronomiche sceglie in autonomia di mettere in vendita dei polli scaduti. È una sua sottoposta che le fa notare la presenza, all’interno della cella frigo, di una cinquantina di polli che recano come data di scadenza il giorno precedente.

«Li cuociamo», è l’input che viene dato dalla operatrice che poi provvede ad informare genericamente i suoi superiori. «Ho autorizzato la vendita dei polli, ma non sapevo che la data di scadenza fosse il giorno precedente – ha riferito la capo reparto – Mi disse che i polli erano vicini alla data di scadenza...».

Poi i prodotti sono stati messi in vendita con il sistema dell’happy hour. Si tratta di un meccanismo che comporta uno sconto, ma che solitamente viene applicato solo nelle ultime ore di apertura e non al mattino: «Mi disse che i polli erano in scadenza – ha riferito un altro dirigente – credo in giornata perché quando si anticipa l’happy hour di solito è così».

E l’offerta ha effetti immediati: dei 50 polli ne vengono acquistati dai clienti 48. Ma quanto avvenuto, ossia la vendita con scadenza superata, passa di bocca in bocca fino a quando l’operatrice deve ammettere quanto deciso. Si giustifica, ammette l’azione ma dice anche di aver operato soltanto dopo aver analizzato visivamente il prodotto e soltanto per evitare di arrecare un danno economico alla cooperativa. Tesi che non convince né l’azienda, che infatti la licenzia, né il giudice che conferma il provvedimento.

«La ricorrente non si è limitata a mettere in vendita prodotti scaduti per una mera negligenza, ma ha fornito una falsa rappresentazione della realtà ai propri superiori gerarchici, sulla cui base ha ottenuto l’avallo alla sua richiesta di anticipazione dell’happy hour; è irrilevante che abbia fatto ciò per coprire una propria precedente mancanza (l’aver lasciato spirare il termine di scadenza dei polli senza averli messi in vendita, circostanza, per la verità, inverosimile giacché la ricorrente non era in servizio il giorno della scadenza) in ogni caso, ogni decisione sul punto non sarebbe spettata la ricorrente mentre, così facendo, la stessa ha di fatto bypassato la catena di comando». Il giudice infatti osserva come non vi fosse un protocollo di controllo delle scadenze poiché la fiducia e le verifiche dal basso sono considerati argini già adeguati. —

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