Castelnuovo, Sante Levoni condannato a 18 mesi per corruzione

Il Tribunale di Bologna condanna l’industriale delle carni per regali a un giudice in cambio di consulenze ritenute illecite 

Serena Arbizzi

CASTELNUOVO. Prosciutti in cambio di consulenze che il giudice non avrebbe potuto concedergli. Questo il motivo della condanna a un anno e sei mesi per corruzione del Tribunale di Bologna, nei confronti dell’industriale Sante Levoni.


La sentenza di primo grado di ieri era molto attesa: il distretto delle carni da tempo è al centro di infuocate vertenze sindacali. La decisione del giudice arriva in seguito all’inchiesta su un giro di consulenze, fornite dal giudice tributario Carlo Alberto Menegatti, nel frattempo deceduto, componente della commissione tributaria dell’Emilia Romagna.

Il processo si è tenuto davanti al collegio presieduto dal giudice Pier Luigi Di Bari. Secondo l’accusa, le consulenze che il giudice non avrebbe potuto fare, sarebbero state fornite a più imprenditori su ricorsi pendenti con il fisco. In particolare, tali prestazioni sarebbero avvenute tra l’estate 2015 e il 2016, in cambio di denaro e di “prodotti alimentari di elevato valore commerciale”, come svelano le indagini condotte dagli investigatori, coordinati a loro volta dal procuratore aggiunto Morena Plazzi.

All’industriale delle carni Sante Levoni viene contestato l’aver regalato salumi e promesso soldi per le consulenze di Menegatti in materia fiscale per la società Global Carni di Spilamberto, ma anche sul trasferimento di residenza dall’Italia al Principato di Monaco. Secondo l’accusa, il giudice Menegatti si “attivava per fornire informazioni riservate in merito alla sezione e ai giudici assegnatari” dei contenziosi col fisco.

IL PROCESSO

Il procedimento di primo grado era a carico di 13 persone. Oltre a Levoni c’è un’altra imputata modenese, di Castelfranco: Anna Morselli, già dipendente dell’Agenzia delle Entrate, che avrebbe presentato Levoni al giudice.

Le condanne arrivano fino a tre anni e nove mesi per i 13, accusati a vario titolo di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto d’ufficio.

«Le sentenze vanno rispettate, ma al tempo stesso affermiamo chiaramente sin da ora che la sentenza, in questo caso, sarà impugnata – afferma Cosimo Zaccaria, avvocato difensore dell’industriale – Sante Levoni ha sempre dimostrato la sua correttezza. Inoltre, era residente a Montecarlo già da tempo».

Il dono dei salumi «era una regalìa d’uso – aggiunge il legale – inserita nel contesto di un’azienda che produce 10mila prosciutti al giorno...», sottolineando poi come il caso del suo assistito si sia innestato «su altre vicende».

Levoni e altri cinque imputati sono stati dichiarati incapaci “a contrattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena principale”. Per gli imputati sono state disposte la sospensione della pena e la non menzione, tranne che per una condannata a tre anni e nove mesi. Gli altri sei sono stati prosciolti. Uno dei sette imputati dovrà risarcire l’Agenzia delle Entrate.

Tutti e sette, inoltre, dovranno pagare le spese processuali alle parti civili. —

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