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Modena, offese al ristorante dopo l’intossicazione: il giudice la assolve

Si è sentita male dopo aver mangiato in un ristorante della città, tanto che è andata in ospedale dove ha ricevuto le terapie necessarie. Poco dopo il pasto “incriminato” ha scritto un post con cui invitava i suoi contatti a non andare in quel ristorante, usando anche espressioni colorite. Finita a processo per diffamazione on line, è stata assolta perché il fatto non costituisce reato.

Il fatto risale all’estate del 2015. L’imputata andò a cena in un ristorante-pizzeria in città, dove mangiò salmone crudo.


Subito dopo si rese necessario recarsi in ospedale a causa di un’intossicazione alimentare, certificata dal referto del Pronto soccorso.

L’imputata, difesa dall’avvocato Giuseppe Calaresu, è stata ricoverata una notte durane la quale le sono stati somministrati farmaci, tra cui il cortisone.

Nell’immediatezza del fatto, la donna ha pubblicato un post per dire ai propri contatti di non andare lì, aggiungendo due parolacce.

La giudice Simona Siena ha emesso la sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Le argomentazioni della difesa hanno puntato a mettere in evidenza che il post è stato giustificato dall’esimente del diritto di critica e alla salute, che deve essere garantito a tutti.

È stabilito, infatti, che non vada punito chi commette in giuria “nello stato d’ira per un fatto ingiusto” nei momenti successivi all’accaduto. Tradotto, la reazione d’impeto si è verificata subito dopo aver subito quello che si ritiene un fatto ingiusto . Quindi, è possibile che, anche per questo, la giudice abbia ritenuto non punibile questo comportamento.

Le motivazioni saranno disponibili entro 90 giorni.

Non ci sono possibilità di risarcimento a favore dell’imputata, dal momento che titolare del procedimento era il pubblico ministero. —

Serena Arbizzi

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