«Condanna di Levoni Appalti e illegalità diffusa»

CASTELNUOVO. La condanna a un anno e sei mesi per corruzione inflitta in primo grado dal Tribunale di Bologna a Sante Levoni, l’ex patron del Gruppo Levoni (a cui fanno capo l’Alcar Uno di Castelnuovo Rangone e la Globalcarni di Spilamberto), è «un altro tassello che avvalora la correlazione, nel distretto delle carni modenese, tra sistema degli appalti ad alta intensità di manodopera, fondi pubblici, rigetto dei contratti nazionali di lavoro, illegalità diffusa, ma anche, paradossalmente, sostegno e prestigio presso l’opinione pubblica». Lo dichiara Marco Bottura, segretario provinciale di Flai Cgil.

«Sono note le vicende che riguardo innumerevoli società appaltatrici presso Alcar Uno e Globalcarni – afferma Bottura – Si tratta di vicende che riguardano un uso spregiudicato degli appalti di manodopera. Questi appalti hanno come obiettivo principale l’abbattimento del costo del lavoro grazie alle condizioni salariali e contrattuali ben al di sotto di quelle dovute ai lavoratori dell’industria alimentare. A questi risparmi si aggiunge il meccanismo di apertura e chiusura di false cooperative, meccanismo che lascia strascichi di debiti verso l’erario. Basta citare il caso della cooperativa “Planet” (chiusa con 1,7 mln di debiti Iva, Irap e così via), facente parte del famigerato Consorzio “Job Service” guidato da Domenico Melone, già titolare degli appalti di manodopera presso la Castelfrigo; ma anche il caso del presidente di “Alba Service” che denunciava davanti al Prefetto come i soci-lavoratori venivano gestiti di fatto dall’azienda committente – conclude il sindacalista – Infine, ormai da vent’anni si può leggere nei bilanci, un “costo per servizi” sostenute dalle società appaltanti palesemente al di sotto del dovuto per coprire il costo del lavoro dei soci-lavoratori delle cooperative in appalto». —