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Vaccino, i politici modenesi dicono “sì”

Dai consiglieri ai parlamentari, adesione bipartisan. Ma Aime (Verdi) frena: «No allo stigma sociale per chi non se la sente»

Luca Gardinale

Qualcuno lo ha fatto a maggio e con grande convinzione, qualcun altro è più perplesso e aspetterà settembre. Di fatto, però, i politici modenesi hanno risposto con convinzione e in maniera bipartisan - pur con qualche distinguo, soprattutto nel centrodestra - alla campagna vaccinale contro il Covid-19. Partendo dalla giunta di Modena, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che ha avuto il virus ad aprile, si vaccinerà all’inizio di agosto, mentre il resto della squadra di governo ha già completato il ciclo vaccinale.


A ricevere la prima dose dopo aver avuto il virus è stato l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi: «Non vedo l’ora di ricevere la seconda - spiega - perché il vaccino è il principale strumento per tutelare l’individuo, ma anche l’intera comunità, nonché l’arma più forte che abbiamo per interrompere la circolazione del virus e uscire da questo incubo. Ho detto “sì” - incalza Bortolamasi - anche perché vogliamo tornare al più presto al mondo delle emozioni e degli abbracci, lasciando quello degli incontri a distanza, e perché 128mila morti in Italia rappresentano un monito che dovrebbe responsabilizzare tutti, a partire dalle persone che hanno un ruolo pubblico».

Passando al Consiglio comunale, il presidente Fabio Poggi si è vaccinato come caregiver della moglie: «Lo avrei fatto comunque - spiega - perché dovremmo sentirci tutti “caregiver”, che significa prendersi cura di tutti, a partire da noi stessi». In maggioranza, la capogruppo della Sinistra per Modena Camilla Scarpa ha prenotato la somministrazione: «Lo farò convintamente - spiega - perché credo fortemente nella ricerca scientifica e penso che vaccinarsi sia l’unica strada per uscire da questa fase difficile e tornare pienamente alla normalità. Credo che vaccinarsi sia un nostro dovere morale - incalza - nei confronti del personale sanitario e dei volontari che da un anno e mezzo lottano con tutte le loro forze contro il virus». Posizione più cauta per la capogruppo dei Verdi Paola Aime, che ha prenotato la somministrazione per settembre: «In questo momento - spiega - sembra che sia saltata completamente la privacy sul vaccino, e questo sta creando una sorta di pregiudizio o stigma sociale. L’importante è continuare, tutti, a rispettare le norme di prudenza nei comportamenti individuali».

Spostandosi al centrodestra, la capogruppo Fdi-Pdf Elisa Rossini ha completato il ciclo il 27 giugno: «Non ho fatto selfie e non amo pubblicizzare il momento del vaccino - questa la sua posizione - che considero uno strumento utile per affrontare la pandemia, ma non l’unico. Ritengo necessario procedere con il potenziamento delle cure al domicilio, oltre che con l’adozione di tutte le misure necessarie, mentre disapprovo la guerra vaccinati contro non vaccinati».

A dire “sì” alla somministrazione nel gruppo Fdi-Pdf è stato anche Antonio Baldini, che resta «contrario all’obbligo vaccinale o a ogni forma di pressione diretta o indiretta, in special modo per i più giovani, dal momento che anche chi ha completato il ciclo più contrarre il virus e contagiare gli altri». Nella Lega a vaccinarsi con convinzione è stato il capogruppo Alberto Bosi: «Ho fatto la prima dose a luglio e farò la seconda il 18 agosto - spiega - ritengo importante farlo per difendere se stessi e gli altri, in particolare le persone più fragili della nostra società». Sempre nel Carroccio, Beatrice De Maio è stata «una delle prime ad essere chiamata per il vaccino in quanto soggetto a rischio a causa di una malattia cronica. Credo però che questa debba restare una scelta individuale e che non vada politicizzata». Ad aspettare l’autunno sarà invece il capogruppo di Forza Italia Piergiulio Giacobazzi: «Credo nella scienza medica - spiega - tanto che mia figlia ha fatto tutte le vaccinazioni, comprese quelle facoltative. In merito al Covid, occorre a mio avviso finire il prima possibile la somministrazione per le categorie a rischio e lasciare agli altri la scelta dei tempi e dei modi. Non rientrando tra le categorie a rischio ed essendo sempre molto attento, io attenderò il mio turno».

Tra i parlamentari, a vaccinarsi con convinzione è stato il senatore leghista Stefano Corti: «Ho ricevuto la prima dose e sto aspettando la seconda - fa sapere - e lo avrei fatto anche prima se fosse stato possibile». Sempre nel Carroccio, Benedetta Fiorini si è vaccinata «aspettando il mio turno, così come ha fatto il nostro segretario Salvini. La Lega è per il rispetto della libertà individuale, garantendo il diritto alla salute e mettendo prioritariamente in sicurezza le fasce più fragili».

Il senatore Gabriele Lanzi (M5S) si è vaccinato «con la dose unica Johnson & Johnson a maggio - fa sapere - sono convinto che se vogliamo salvarci da questo virus non ci sia altra strada».

Tra i consiglieri regionali, ad avere diverse perplessità sulla campagna è il leghista Stefano Bargi: «Ad oggi non mi sono vaccinato - spiega - perché la mia fascia d’età è stata lasciata per ultima, e quindi come tante persone della mia età sono tranquillo, dal momento che il tasso di mortalità e quello di ospedalizzazione sono prossimi allo zero. Il sistema del Green Pass andava spiegato a marzo - chiude - e con una campagna vaccinale seria, senza inventare uno strumento dalla sera alla mattina per spostare le colpe sui cittadini».—

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