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Medici di famiglia, ne mancano 40 Situazione critica in mezza provincia di Modena

Dopo l’ultimo inserimento coperti solo 13 posti su 53 «Sbagliato ricorrere a colleghi non abilitati usa-e-getta»

Medici di famiglia: nelle zone scoperte solo un quarto sono stati assegnati dalla Regione. Le procedure di assegnazione lasciano dunque il 75,4 per cento dei posti vacanti. In altre parole, se c’erano 53 zone della provincia di Modena senza un medico, 13 sono state coperte mentre 40 restano con gli studi medici vuoti. E così nel resto della regione coi casi più gravi di Reggio e Piacenza dove solo l’11 e il 15 per cento dei posti scoperti è stato assegnato. Al termine della procedura regionale per gli ambiti territoriali, conclusa il 15 luglio, la denuncia arriva dal sindacato medici Snami di Bologna e dal suo presidente modenese, il dottor Guido Venturini. Che riferiscono di una situazione drammatica per la Medicina generale e per settori come l’assistenza primaria, la continuità assistenziale e l’emergenza sanitaria territoriale.

I dati sono inequivocabili. Il Servizio sanitario regionale ha fornito un prospetto riassuntivo delle assegnazioni degli incarichi di assistenza primaria indicando per la Ausl di Modena 18 posti riservati ai trasferimenti di azienda. Guardando la tabella zona per zona emerge che al distretto di Sassuolo su quattro posti scoperti due soli hanno un nuovo medico di famiglia. Dei 6 posti scoperti nel distretto di Pavullo nessun medico è previsto, dei sette per il distretto di Vignola uno solo. «Oggi per i medici di famiglia oltre il 60 per cento dei posti pubblicati in regione resta deserto – scrive lo Snami – senza pretendenti a un posto a tempo determinato. Riguardo alla continuità assistenziale, rispetto agli oltre 400 posti disponibili solo una dozzina risultano assegnati. Non parliamo poi del 118, che oltre alle già difficili condizioni di lavoro, spesso vede il sovrapporsi di assetti organizzativi aziendali non totalmente coerenti con la convenzione e registra la copertura, contando anche i medici corsisti non ancora diplomati in Medicina generale, di ben 8 assegnazioni su 42 posti a tempo indeterminato pubblicati. Centinaia di posti di lavoro di ruolo, in regime convenzionale, andati deserti, dovrebbero far riflettere rispetto le scellerate politiche attuate sia a livello nazionale che regionale». Il problema degli studi vuoti dunque resta: troppe zone sono ancora prive di un medico di famiglia e presto tante altre lo saranno, appena andranno in pensione numerosi dottori. Anche nella nostra provincia. Chi li sostituirà?


«Per coprire questa voragine si utilizzano oggi medici neolaureati o altri professionisti, tutti giocoforza privi del diploma di formazione specifica in medicina generale richiesto dalla legge. Questi medici, quindi, quando serve, sono considerati “abili, arruolati ed arruolabili” da Regioni e Aziende Sanitarie come medici usa-e-getta, senza che gli si preveda un percorso per il riconoscimento dell’esperienza professionale e della formazione complementare maturata, neppure permettendo l’accesso al corso di formazione, in coerenza con i dettati della comunità europea. È ora di finirla. Se i nostri giovani medici sono necessari al sistema, allora contestualmente all’attribuzione dell’incarico precario, deve essere a loro garantito l’accesso al corso di formazione in Medicina generale per far sì che l’assistenza non si polverizzi nel precariato “Usa e Getta” e nell’assenza di visioni strutturate che mettano al centro la relazione di cura, fondamentale elemento particolarmente quando parliamo di medici di famiglia».

Aggiunge il dottor Venturini: «A Pavullo e Mirandola nessuna zona carente di medici di famiglia è stata assegnata, per fare un esempio che ci riguarda. Tutti posti scoperti. È il frutto di una miopia nazionale e regionale. Hanno voluto fare delle borse di studio sottodimensionate per la Medicina generale e poi hanno trovato un’incompatibilità con altre attività professionali, se no per chiamare i cosiddetti “interini”. Ad esempio, a Modena 40 posti restano vuoti. Chiameranno dei medici “interini”, i giovani colleghi che non hanno fatto il corso, e resteranno in assegnazione per sei mesi o un anno. Così i pazienti non riescono ad avere un rapporto di continuità: questi medici sono destinati ad andarsene. Questo è l’effetto di una mancanza di programmazione che ricorre, è brutto dirlo, a medici usa-e-getta. E’ una dimostrazione di incapacità di prevedere cos’è la medicina del territorio». Conclude lo Snami regionale: «All'assessore regionale Raffaele Donini rivolgiamo quindi un appello per aprire urgentemente un tavolo con il servizio di Assistenza Territoriale del suo Assessorato ed iniziare ad affrontare seriamente il problema». —

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