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Quella passione tutta modenese per i colombi in gara nei cieli 

Alla Federazione iscritti 70 allevatori, la metà di 10 anni fa «Passione costosa, impegnativa e per qualcuno rumorosa»

MODENA  Sette ore e cinque minuti. Una media dei 70 chilometri all’ora. E’ il tempo impiegato per coprire lo spazio aereo tra Carapelle, provincia di Foggia, e Modena. A questa velocità Silvestri Loft è arrivato primo. È il colombo viaggiatore che ha vinto la penultima gara del campionato per i colori della sezione di Modena e provincia della Federazione Colombofila Italiana. Dove Loft sta per il nome del colombo e Silvestri il cognome del proprietario di Manzolino. Una gara di ambito regionale alla quale partecipavano anche colombi viaggiatori di appassionati di Reggio, Parma, Carpi, Bologna e altre zone. E ora, questa domenica, l’ultima gara sempre dalla Puglia, partenza San Severo di Foggia. Il camion, appena svuotato, verrà presto riempito delle gabbie coi campioni geminiani. Una passione enorme, quella modenese per i colombi viaggiatori. Come per i piccioni triganini e per i canarini. E, come nel caso di queste altre due passioni, in forte calo. Spiega il presidente Cesare Benassi, 70 anni: «A Modena l’amore per i colombi viaggiatori resta forte ma si consideri che siamo in tutto 70 soci contro i 130 di una decina di anni fa. Il calo è dovuto a tanti motivi. Non ultimo il fastidio che provocano a un certo vicinato, come tutti gli uccelli da voliera e anche i galli. Diventa difficile allevarli in condizioni decenti in un luogo totalmente isolato». Tanti gli associati di Modena città, ma anche da Castelfranco, Spilamberto e Vignola.

Si trovano nella loro sede in una palazzina a fianco del parcheggio del Parco della Repubblica. Uno spazio grande dove i pensionati giocano a briscola, chiacchierano e organizzano le gare e nell’ampio spazio garage si trovano gabbie e camion per il trasporto ai lontani punti di partenza. Un tir con scritto in fronte: “Si trasportano colombi da competizione”, tanto per essere chiari.

Oggi sono dimezzati, ma negli anni dopo la guerra, i colombi erano oggetto di collezioni anche costose da parte di chi viveva i primi benefici del boom economico. Lo stesso padre di Benassi era un casaro, un’attività all’epoca molto redditizia, e investiva un po’ dei suoi guadagni nell’acquisto di colombi da gara. «È tipicamente modenese – spiega – la collezione di colombi belgi, come li chiamiamo in gergo. Perché il Belgio è stato la culla dei colombi viaggiatori.

E’ conosciuto il loro utilizzo militare. Fino a dodici anni fa, noi della colombofila eravamo sotto il Ministero della Difesa dato che i nostri colombi erano considerati uno strumento di comunicazione. Potevano essere requisiti per necessità dall’esercito e esistevano anche le colombaie militari. Oggi siamo settanta colombofili ma, siccome si fa fatica a trovare il posto per tenerli e i solai scarseggiano, trovare nuovi soci non è facile». Resta la cura per questi volatili.

Una passione che richiede lunghi viaggi di trasporto dopo la preparazione e poi un’instancabile attività di cura e allevamento per i propri campioni.

«Di solito noi compriamo i colombi da riproduzione in Belgio. Ci accordiamo con un colombofilo belga per una vendita all’asta con una divisione al 50 per cento. Nell’ambiente si sanno quali sono i migliori, quelli che vincono le gare. Ma se li prendiamo là, proprio per evitare che ci ritornino, non li possiamo mollare in volo, così li teniamo solo per riproduzione. Sono i nostri stalloni…» Il collezionismo sarà anche in calo ma ci sono novità a sorpresa. «I cinesi… Loro hanno un balcone, hanno una colombaia – spiega Benassi- loro sono i migliori collezionisti di oggi. E spendono soldi per avere dei buoni esemplari».

E cosa resta della tradizione? «Io e altri tre siamo gli unici che hanno continuato la passione dei nostri genitori. Ce ne sono alcuni anche a Spilamberto. Ma siamo pochi. E’ un’attività impegnativa. Non solo perché ti affezioni ma perché li devi sempre seguire ogni giorno dell’anno, devi curarli».

Mai confondere i colombi coi triganini, una specialità tutta modenese: «Ah, quella è un’altra passione. Si tenevano nelle altane di Modena e li mandavano non solo a portare messaggi in volo ma anche a sedurre e rubare i triganini degli altri». I soci ridono. Intanto uno di loro sta preparando le gabbie tornate da Foggia per la prossima gara. —

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