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Giardino Ducale, Il "Credo" dell'Orchestra di Piazza Vittorio

Presenterà “Credo”: musica e testi nel segno del dialogo «Dalla classica ai brani religiosi, sarà una preghiera laica»

MODENA. La multietnica Orchestra di Piazza Vittorio arriva oggi alle 21 ai Giardini Ducali con “Credo”, un concerto sul dialogo interreligioso. I nove artisti, tra musicisti e cantanti, saranno diretti da Mario Tronco, il quale ha curato anche la direzione artistica e musicale dell’opera. L’evento è parte della rassegna “Giardini d’estate” curata da Ert.

«Lo spettacolo ha visto la luce nel 2015, ma è il risultato di quattordici anni di viaggi – afferma Tronco – La fede è una dimensione che ci unisce, come gruppo di artisti e di persone, seppur si manifesta in tanti credo differenti. Sono numerose, infatti, le religioni presenti nell’Orchestra di Piazza Vittorio, proprio perché si tratta di un gruppo di musicisti provenienti da diverse parti del mondo».

Cosa si deve aspettare lo spettatore che assiste a questo spettacolo-concerto?

«È uno spettacolo sul dialogo interreligioso, una sorta di preghiera laica. Tutto ruota attorno alla parola “credo”, che è universale ma declinata in modi molto diversi tra loro. Dentro a questa parola si racchiude tanto la professione di fede quanto il dubbio».

Oltre alla musica troveranno spazio le parole.

«Il sacerdote e poeta José Tolentino Mendonça si è occupato della scelta e della scrittura dei testi. Oltre ai suoi scritti originali, infatti, saranno letti anche passaggi di Caproni, Pessoa e Giordano Bruno. Le letture sono tutte accomunate dal concetto del credere, come opportunità, scommessa e fede».

Quante religioni entrano in questo dialogo?

«L’Orchestra di Piazza Vittorio è formata da persone che provengono da posti molto lontani fra loro. Per cui ci sono persone che professano fedi differenti ma anche chi non ne professa nessuna. Il punto di vista dal quale muove “Credo” coincide con quello di ciascuno di noi, appunto. Il discorso sulla fede viene qui sviscerato sotto forma di dialogo. E questa dimensione dell’alterità la si avverte fin da subito, attraverso la sola parte musicale. Sul palco sono infatti presenti strumenti come la kora, un’arpa-liuto diffusa in buona parte dell’Africa occidentale. O l’oud, uno strumento arabo della famiglia dei liuti. Ecco che le differenze si sommano tra loro, valorizzandosi a vicenda».

Chi canta prega due volte, diceva Sant’Agostino. Quali musiche avete scelto per accompagnare un dialogo così variopinto?

«C’è sicuramente la musica classica, ma non solo quella. Molte delle composizioni sono musiche originali dell’Orchestra di Piazza Vittorio, poi si passa da Gioachino Rossini a Benjamin Britten a Guillame de Machaut, fino anche a canti sufi e brani religiosi riarrangiati. Il motivo è semplice: i musicisti dell’Orchestra non solo provengono da Paesi geograficamente lontani, ma anche da mondi musicali diversi. Vent’anni fa, quando cercai i musicisti per questa ensemble, avevo l’idea di creare una tavoletta composta da molti colori diversi. Volevo poter affrontare qualsiasi argomento musicale, dalla classica al folk. Tanto è vero che L’Orchestra è passata da concerti ballabili a riarrangiamenti di opere classiche, come il Flauto Magico, Carmen e Don Giovanni. Fino alla musica sacra».

A proposito del Flauto Magico, la vostra riscrittura di Mozart è valsa il David di Donatello 2020 come “Miglior musicista”.

«Il David è stata una bellissima sorpresa, seppur sia arrivata durante un periodo davvero buio, come quello dello scorso lockdown». L’ingresso è a pagamento (7 euro) e in caso di maltempo lo spettacolo si farà al Teatro Storchi. —