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Modena. Complementi d’arredo con il progetto Mad Ed è subito un successo

Il nuovo ramo produttivo nasce da “insetti in acciaio” Poi è arrivata tanta oggettistica per case e locali pubblici 

MODENA Oggetti unici, personalizzati con una linea di design semplice ma ben definita, oltre la lamiera. Mad è il progetto (seguito soprattutto dalla parte femminile della famiglia) grazie al quale la Malagoli Aldebrando è diventato sinonimo da qualche anno di complementi di arredo in ferro, per esterni ed interni. «Creatività e lavorazione dei metalli: un binomio nato proponendo nel nostro stand alle fiere di settore insetti in acciaio colorato, disegnati in 3D, realizzati con il laser, assemblati con i robot, utilizzando le linee produttive della fabbrica e le parti di metallo rimaste dopo le lavorazioni (in gergo sfridi), dunque a impatto zero. Gli animali hanno avuto grande successo – spiega Enrico Malagoli – e allora abbiamo pensato ad altri oggetti, in acciaio o in Cor-Ten che ha un colore simile a quello della ruggine: dispenser porta gel igienizzante per le mani ad esempio (quelli che si vedono in centro a Modena sono nostri, dice Malagoli), tavolini alti per gli avventori che nei locali consumano in piedi, ma anche vassoi, panchine, cancellate, fioriere, librerie, armadi, tavoli, ciondoli. A quanto pare – continua – ultimamente il ferro e la stessa lamiera grezza vanno più del legno, lavoriamo con molti architetti e designer».

La creatività alla Malagoli Aldebrando di Modena è dunque di casa: su una parete del capannone di via Dalla Costa non si può ad esempio non notare l’installazione “20 Years Ago” dell’artista contemporaneo Ryts Monet, che ha collaborato in passato con l’impresa, un’interpretazione personale dello scorrere del tempo, in acciaio e led. Il percorso per diventare un brand richiede anche un logo definito: simbolo di Mad è il gufetto, ma l’oggetto che forse esprime maggiormente tutto ciò che questo progetto vuole rappresentare è l’albero della saggezza, alto 50 centimetri e che presenta 33 frasi sotto forma di targhette attaccate ai suoi rami. Sono piccole e medie serie ma molti negozi di nome, spiegano alla Malagoli Aldebrando, li stanno proponendo ai clienti. Anche perché in case arredate con mobili e accessori acquistati spesso dalle grandi catene un oggetto di design distingue chi la abita. Parlando di marchi, Enrico Malagoli cita poi la Vespa, lo scooter della Piaggio, una sua grande passione. Ce ne mostra, tutte in fila nel capannone della fabbrica, almeno una decina, dai modelli più vecchi fino ai Px degli anni Ottanta; i fratelli Malagoli le usano spesso per spostarsi, magari nel tempo libero. Il nome, la storia, un cammino comune, fanno spesso la differenza in un mondo globalizzato dove puoi avere il maggior cliente in Usa ma il fabbro o il cromatore lo contatti usando il dialetto. Il legame con la sua terra (e la sua scuola) l’ex alunno Enrico Malagoli l’ha dimostrato anche con il recupero del busto in bronzo del 1935 di Fermo Corni, opera dello scultore Alfredo Gualdi. Il busto, ricorda la storica Olimpia Nuzzi, era di proprietà della Yale (ex Corni Serrature) che al momento della chiusura dello stabilimento di Modena nel 2004, non conoscendone il valore per la città, l’aveva catalogato tra i pezzi da rottamare. Grazie alla Malagoli Aldebrando gli allievi di oggi possono vederlo nell’atrio dell’istituto. —


G.M.

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