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Modena, investì una ragazza durante emergenza, pompiere condannato

L'incidente avvenne nel 2013 mentre guidava l’autopompa a sirene spiegate diretto in piazza Roma per una fuga di gas. Dopo la condanna in Cassazione, il commento amaro: «Quanta amarezza: dirò ai colleghi di non correre più»

MODENA. Condannato in Cassazione per aver investito una ragazza mentre guidava un’autopompa che a sirene spiegate stava raggiungendo piazza Roma per una fuga di gas. E il verdetto adesso farà giurisprudenza esponendo al rischio di condanna in caso d’incidente tutti i conducenti di mezzi in impiego d’emergenza con sirene, non solo i vigili del fuoco.


IL POMPIERE E LA RAGAZZA. Con una sentenza che farà discutere, si è chiusa dopo sette anni e mezzo una vicenda modenese che ora farà scuola nazionale. Era l’11 dicembre 2013: mentre attraversava la Giardini all’altezza dell’incrocio con viale Barozzi (da destra a sinistra per chi va in centro), la studentessa ventenne di origini serbe Marija Kitanowski venne investita dal mezzo dei pompieri passato col rosso riportando gravi lesioni ma per fortuna poi salvandosi. Al verde pedonale, passò davanti a un bus fermo sulla corsia di destra così come gli altri mezzi dietro: tutti si erano fermati per dare precedenza alla sirena. Lei no: camminando con nelle orecchie la musica alta delle cuffiette, non si accorse nemmeno del clacson suonato dal conducente del bus per dirle di fermarsi, né della sua mano picchiata contro il vetro. Il pompiere, che procedeva a 43 km/h sulla corsia sinistra, se la vide sbucare fuori all’improvviso: sterzò a più non posso ma non poté evitarla.

SENTENZE ALTALENANTI. Nel processo che ne scaturì, il vigile del fuoco modenese fu assolto in primo grado: il giudice evidenziò la bassa velocità e l’obbligo (articolo 177 del Codice della strada) di lasciare libero passaggio, o fermarsi, quando transita un mezzo con sirena. Obbligo violato dal pedone. In appello però venne ribaltato tutto: il giudice sentenziò che anche il conducente di un mezzo di soccorso in chiamata d’emergenza “non può creare situazioni di pericolo” e che quindi in considerazione della visuale ridotta dalla presenza del bus “avrebbe dovuto verificare l’assenza di pedoni che avevano il verde”.

IN CASSAZIONE. Da qui il ricorso in Cassazione, avanzato dal pompiere sostenendo che “non rientra nella prevedibilità di un uomo coscienzioso il transito di persone distratte”. Niente da fare: la Suprema Corte ha ribattuto che “l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità”. Da qui la condanna per lesioni stradali gravi e al pagamento di 1.400 euro di spese.

«Sono molto amareggiato – dice il pompiere in questione, che ora non è più autista ma ha un ruolo superiore di coordinamento –nel nostro lavoro i minuti sono importanti. Mi è dispiaciuto tantissimo per la ragazza, ma come si può chiedere in quella situazione di essere preveggenti? Mi sembra una cosa fuori dal mondo. È stato il mio unico incidente in carriera: l’ho fatto sul lavoro eppure pago di persona, dopo sette anni di processi. Io adesso ai ragazzi che escono dirò di non correre più, ma di rispettare il Codice. Arriveranno più tardi, con i danni che ne conseguono per chi è nell’emergenza, e me ne spiace molto. Ma non voglio che capiti loro quello che è successo a me». —

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