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Reggio Emilia. Scommessa vinta La Spergola affascina i consumatori

Dieci anni fa l’operazione di rilancio di questo vitigno antico Gli sforzi della Compagnia e dei produttori ora sono ripagati

REGGIO EMILIA Un’operazione di riscoperta e al tempo stesso di innovazione che sta dando importanti frutti. Una tradizione recuperata e in parte “creata” ex novo, grazie a un positivo sforzo di collaborazione tra soggetti pubblici e privati.

Dieci anni fa nasceva la Compagnia della Spergola, con lo scopo di far conoscere il vino prodotto da questa uva autoctona (che si coltiva nella fascia collinare reggiana che va dal Secchia all’Enza) e sottrarla all’oblio o alla svalutazione di cui era rimasto vittima nel tempo.


OTTO CANTINE

Oggi le otto cantine che aderiscono alla Compagnia (Fantesini, Aljano, Casali, Bertolani, Puianello, Emilia Wine, Azienda Agricola Reggiana e Azienda Agricola Collequercia) producono 400mila bottiglie, che vengono consumate prevalentemente tra Reggio Emilia, Modena e Parma. Un mercato ancora locale, dunque, ma che si è radicato ed è in costante espansione. Complessivamente, sono oltre 20 le cantine che commercializzano la Spergola e il numero è in continuo aumento.

A favorire il successo di questa operazione enologica e di valorizzazione del territorio, vi sono numerosi fattori, tra cui una tendenza in atto nel mondo del vino che si manifesta nel ritorno a vitigni autoctoni e tecniche di vinificazione capaci di esaltare unicità e originalità delle uve e dei terreni. Una reazione al “pensiero unico” o ai “vini perfetti ma senza anima”, come ha scritto Attilio Scienza, il più famoso studioso italiano di viticultura, nella prefazione del libro “Spergola” (Aliberti 2019, a cura di Giulia Bianco).

TERRITORIO UNICO

«La Spergola è l’espressione di un territorio unico, ricco di gessi e argilla. Questo vitigno non sopporta l’acqua ed è il motivo per cui predilige i terreni della collina dove le precipitazioni possono defluire. Le sue lunghe radici affondano in terreni ricchi di struttura e sostanze, da cui estraggono la mineralità che poi si ritrova nel frutto», dice il presidente della Compagnia Giorgio Monzali.

Un altro aspetto importante per capire il boom della Spergola è legato al trend delle bollicine, di cui anche il Lambrusco si avvantaggia. L’uva Spergola, detta “alata” perché i grappoli principali sono sempre accompagnati da un grappolo più piccolo, simile a una piccola ala, è molto versatile ma i produttori sembrano essere convinti che la sua espressione più autentica sia quella che si ricava con il metodo classico o Charmat. Questo non toglie che si adatti anche alla versione ferma, frizzante o passita.

Da matilde a oggi

A proposito della tradizione, si suppone che Matilde di Canossa nell’XI secolo possa aver donato a Papa Gregorio VII questo vino.

Il primo riferimento storico certo risale però al XVI secolo, quando Bianca Cappello, Granduchessa di Toscana, moglie di Francesco I de Medici, elogiò nella sue memorie di viaggio “il buon vino fresco e frizzante” di Scandiano.

La Spergola, sebbene antica, commercialmente parlando, almeno come viene proposta oggi, è una novità. E questo essere una novità offre l’occasione più unica che rara di partecipare alla definizione della sua identità. Fin da subito la Compagnia ha spinto per un prodotto di qualità di fascia alta. Ma non solo. L’associazione non unisce solo gli attori protagonisti della filiera produttiva, ma coinvolge anche le amministrazioni comunali, per portare avanti una missione comune: tutelare la viticultura locale, in coerenza con i principi della salvaguardia ambientale e della valorizzazione del territorio.

«Nel nostro progetto – dice il presidente Monzali – si parla anche di paesaggio e turismo. Le nostre colline non hanno nulla da invidiare a quelle più celebrate di altre regioni in termini di bellezza del paesaggio e storia». Il fatto che diversi produttori stiano lavorando insieme per rafforzare il marchio comune, promuovendo iniziative, degustazioni e pubblicazioni, rappresenta un modello che può essere di ispirazione.

il ruolo dei sommelier

In questo sforzo comune, va dato merito anche al grande lavoro dei sommelier reggiani dell’Ais, che stanno dando un contributo significativo, tra cui la citata monografia “Spergola”, che rappresenta la più completa opera su questo vino che è antico e nuovo allo stesso tempo.

Promuovere un vino, ma vale per qualsiasi eccellenza della tavola, vuole dire promuovere il suo territorio e lo spirito delle persone che lo abitano.

Formare il consumatore, comunicare i valori del vino e l’umanità di chi lo ha prodotto, ammonisce il professor Attilio Scienza, sono i requisiti per trasformare questo buon vino (“che spuma come un’onda del mare e poi accorda i suoi ritmi rimbalzanti con la allegria di chi lo deliba”, per dirla con Giosuè Carducci) in qualcosa di eccellente. —