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Fiumalbo. Elisa e Pietro sposi Il paese in festa all’altare 250 persone nei prati che guardano il Cimone

Memorabile festa di nozze con una folla di invitati Nella pieve di San Michele pochi intimi, sui prati tutti distanziati 

Felici &contenti

Saverio Cioce


FIUMALBO. Un matrimonio dove non mancava niente e nessuno quello tra Pietro Fraulini ed Elisa Amidei.

La carrozza con i cavalli bianchi, gli scherzi con gli amici, i parenti e gli invitati. Per non sbagliare i futuri sposi si erano organizzati per fare una cosa intima, per così dire, e per questo hanno spedito i biglietti per 350 persone.

Alla fine se ne sono presentati 220, più una trentina che si occupavano della festa. Per un paese di 1205 abitanti significa, al netto di neonati, ultranovantenni, la presenza di ogni famiglia.

Per Fiumalbo è il matrimonio del secolo, quello che si butta alle spalle la pandemia anche se la lezione del Covid ha regolato tutta la cerimonia.

I numeri alti per la festa sono dovuti alla tradizione del paese e al fatto che Pietro Fraulini, titolare di un’impresa edile che tra l’altro sta ristrutturando l’asilo, è conosciutissimo. Ma la chiave vincente è stata quella di organizzare un ritrovo che ha rispettato alla lettera le prescrizioni del distanziamento nei campi, bel lontani dalle case.

Ad esempio, sulle balle di paglia messe una sull’altra sono stati serviti gli aperitivi. A pranzo, anche se le prescrizioni sono state eliminate per i ricevimenti all’aperto, i tavoli erano messi negli spazi giusti, con i commensali al loro posto. «A sistemare tutto ci ha pensato mio cugino - racconta Fraulini - A Parma gestisce il ristorante Dodici Monaci ed è specializzato nel catering. Io ed Elisa siamo andati sul sicuro con i suoi ragazzi».

Già, la sposa. È stata lei la regina e la regista della festa.

Per le distanze di questo fazzoletto d’Appennino era di fuori paese, semplicemente perchè la frazione di San Michele, dove abitava lei, è divisa tra tre Comuni: e lei era dalla parte di Riolunato anzichè quella di Fiumalbo. Ma da un anno a questa parte, da quando il Covid impediva gli spostamenti, ha pensato di metter nel paese dove si uniscono il Rio dell’Acquicciola e il Rio Le Pozze. Detto e fatto. E finite le restrizioni è stata una corsa continua tra i mille preparativi e la gestione dell’azienda agricola Prà De Giovannòn dove coltiva piccoli frutti.

Poi è arrivato il giorno più atteso. La chiesa per il matrimonio? Naturalmente San Michele, un piccolo gioiello in stile romanico, che da mille anni canta le lodi del Signore con i suoi ricami di pietra.

Una pieve minuscola, dove sono stati ammessi una quindicina di persone con sposi e genitori. A dare la benedizione don Luciano Benassi, parroco molto seguito e amato. Non mancavano i fotografi, Fabio Santi e Rodica Manea, che hanno immortalato ogni attimo.

Fuori dal sagrato e sui prati la festa di nozze si è scatenata, con lo scenario mozzafiato del Cimone a fare da quadro. Quegli impuniti degli amici non hanno risparmiato agli sposi gli striscioni ironici nè le carriole da muratore . E neppure il collare del bue a lui e la cintura di castità a lei. E loro, Elisa e Pietro? Semplicemente felici: «Domani è un altro giorno». —