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Modena, il tecnico positivo non era vaccinato 

Dopo il caso al centro mammografico con 40 pazienti a rischio cala il silenzio. «Sono dati sensibili, in corso la verifica»

MODENA Resta una domanda a cui non c’è stata ancora risposta. L’operatore sanitario risultato positivo nel centro screening mammografico era vaccinato o no?



Abbiamo rivolto nuovamente l’interrogativo all’Ausl di Modena che ha precisato di non potere divulgare il dato per privacy (la stessa privacy che non è stata applicata di fronte alla conferma della positività del dipendente). La Regione, nella persona di Giuseppe Diegoli responsabile del servizio di prevenzione collettiva e sanità pubblica, ha così replicato: «Il caso è reale e la positività del tecnico è stata accertata, ma il dato sulla vaccinazione non l’abbiamo ancora rilevato, ci sono problemi di privacy. Verrà accertato dall’Ausl».

Una verifica che, codice fiscale alla mano, non dovrebbe richiedere troppo tempo, tanto che è già presente un elenco del personale sanitario non vaccinato. Tuttavia, per quanto risulta alla Gazzetta, il dipendente non era vaccinato: non si sa se per motivi ideologici o perché guarito dal Covid o per legittimi problemi di salute. La sua positività ha mandato in isolamento tre colleghi, mentre per 40 pazienti è stato previsto per motivi precauzionali un tampone di controllo a 10 giorni dal contatto.

«Quello che mi preme sottolineare – ha commentato il dottor Giovanni Casaletti, direttore dell’Igiene pubblica dell’Ausl – è che tutte le misure anti-Covid al centro mammografico sono sempre state rispettate, anche le più onerose: sia per i dispositivi di protezione sia in merito alle bonifiche ambientali tra un’utente e l’altra, con sanificazione e disinfezione». E ha specificato, tornando alla vaccinazione del tecnico, che si tratta di «dati estremamente sensibili e in generale tutta la materia del decreto legge 44 del 1 aprile (sull’obbligo vaccinale, ndr) è delicata e articolata. Quindi, non ci esprimiamo su questo tema».

La tutela della privacy è certo un diritto che, tuttavia, in questo specifico caso sembra scontrarsi con quello delle pazienti, anche potenzialmente fragili, di sapere se sono state trattate da personale sanitario che si è sottoposto a profilassi e che dunque aveva minori probabilità di essere contagiato. D’altronde è questo lo scopo dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario (ma verrebbe da dire anche del Green pass per bar e ristoranti).

Al momento è in corso a Modena e in Emilia Romagna quel lungo iter burocratico che porterà al cambio di mansione o alla sospensione degli operatori sanitari che hanno rifiutato la vaccinazione; in tutta la regione i dipendenti pubblici già sospesi sono 167. Si procede lentamente, ma inesorabilmente come hanno sottolineato Diegoli e l’assessore Donini. Chi non si vaccina senza motivo non potrà stare a contatto con i pazienti. Questo Ausl e Regione lo hanno sempre ribadito con forza, senza accampare problemi di privacy. —

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