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Modena, lotta al covid. L’omertà rallenta il contact tracing: «Cercate di aiutarci»

L’appello di Casaletti ai cittadini che risultano positivi: «Non fare i nomi di chi avete incontrato è un rischio»

MODENA Come se non bastasse l’aumento dei contagi, ci si mette anche la scarsa collaborazione da parte dei cittadini che risultano positivi al Covid che non aiutano l’Ausl nel tracciamento, ma anzi si trincerano in alcuni casi dietro un velo di omertà per evitare ad amici e parenti una possibile quarantena.

A denunciare il comportamento tutt’altro che corretto il dottor Giovanni Casaletti, direttore dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Modena: «Invito tutti alla massima collaborazione – spiega il dottor Casaletti – Se venite contattati dall’Ausl poiché siete risultati positivi cercate di aiutare l’operatore della Sanità pubblica nel cosiddetto contact tracing».


Di cosa si tratta? Semplicemente dell’operazione tramite la quale l’Ausl cerca i contatti stretti di chi si è contagiato. Un’operazione indispensabile per monitorare l’epidemia.

«Quando ricevete la telefonata cercate di ricordare di trasmettere le informazioni in modo dettagliato. Facciamo un esempio. Se io ometto o mi dimentico di essere stato al bar o a cena con un amico, non è una cortesia che gli faccio. Magari quella persona è positiva asintomatica senza saperlo e può contagiare altre persone. La cosa peggiore è che potrebbe contagiare magari una persona anziana in casa e a quel punto c’è il grosso rischio di potenziali complicanze».

D’altronde nell’ultimo mese sono soprattutto i giovani i nuovi contagiati «in particolare tra i 20 e i 35 anni. Sia perché sono quelli che hanno una vita sociale più intensa, sia perché buona parte della popolazione anziana è vaccinata». L’aumento dei casi è un dato di fatto: «Continuano ad aumentare. La fase di crescita è sempre veloce e sappiamo anche che i nuovi casi poi tendono a stabilizzarsi. Quest’anno la riaccensione della pandemia è in anticipo d 5/6 settimane rispetto al 2020: colpa delle varianti, molto più contagiose. Specie la Delta che è ormai prevalente sul territorio: siamo al 55/60%, ma in poche settimane sarà superiore come nel resto d’Italia».

La prevenzione e la vaccinazione restano le due armi principali: «Riuscire a proteggere ampie fasce della popolazione ha limitato notevolmente le conseguenze cliniche dei contagi. I ricoveri ospedalieri per Covid sono molto bassi, anzi capitano spesso positività di persone ricoverate in ospedale non per sintomi Covid, ma per altri motivi. Magari perché devono sottoporsi a un intervento e dunque vengono scoperti casualmente. E quindi non si può dire che siano ricoverati per Covid». —

GIB

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