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«Vigile del fuoco condannato, sentenza devastante»

Sconcerto tra i sindacati di polizia per le ripercussioni che il principio stabilito avrà per tutti in caso di incidente in servizio

MODENA Perplessità, sconcerto, amarezza. Sono i sentimenti che ha suscitato tra le forze dell’ordine la sentenza di condanna del pompiere di Modena che l’11 dicembre 2013 investì con l’autopompa una ragazza 20enne sulla Giardini (all’altezza dell’incrocio con viale Barozzi) mentre durante un servizio d’emergenza con sirena accesa. Una sentenza che essendo di Cassazione ora farà giurisprudenza, con potenziale applicazione anche su altri incidenti che avverranno con sirene accese. Utilizzate, com’è noto, da tutti i corpi.



«Si respira una sistematica attività di demotivazione e delegittimazione dell'operato delle forze di polizia – sottolinea Giovanni Morgese, segretario regionale del Nuovo sindacato carabinieri (Nsc) – la Cassazione con una “surreale” motivazione ha condannato un servitore dello Stato, un pompiere, affermando il principio secondo cui il conducente di mezzi di soccorso, pur essendo autorizzato a violare norme sulla circolazione stradale, quando usa congiuntamente il dispositivo acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva è comunque tenuto ad osservare le regole di comune prudenza e diligenza. Così si lancia tra gli operatori il messaggio: “Io speriamo che me la cavo”». La sentenza ha stabilito che l’operatore “è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità”. E questo per segretario nazionale Nsc Armando De Angelis «è come dire che la prossima regola d’ingaggio per chi guida è la chiaroveggenza».

«La sentenza va rispettata, ma non nego che crea preoccupazione in tutti gli operatori in servizio con sirena che finora erano già sottoposti ai vincoli dall’articolo 177 del Codice della strada – nota Alfonso Montalbano, segretario provinciale Usmia carabinieri – mentre adesso è sancito anche il principio della prevedibilità degli eventi. Non nego il malumore dei colleghi: la speranza è che di fronte al nuovo scenario vengano inserite tutele assicurative speciali che permettano di operare in modo sereno. E che sia anche il momento in cui finalmente si riveda l’articolo 170 del Codice penale militare di pace che prevede la denuncia per danneggiamento colposo per il militare che inavvertitamente anche solo segna l’auto di servizio o rompe una biro in dotazione». Ma le gazzelle andranno più piano ora? «Se c’è da correre si correrà per il cittadino, a velocità commisurata a quest'ulteriore vincolo».

Forte l’amarezza anche del Sinafi, il sindacato nazionale dei Finanzieri: «Dobbiamo essere doverosamente rispettosi delle sentenze della magistratura, ma non possiamo sottacere che il principio che si è delineato con questa sentenza di Cassazione rischia di essere devastante – rimarca il segretario generale Eliseo Taverna – minando l’operatività degli apparati del soccorso e della sicurezza, e relegando in uno stato d’incertezza l’attività degli operatori. Sono anni – ricorda – che le organizzazioni sindacali del soccorso e della sicurezza rivendicano regole d’ingaggio certe e chiare proprio al fine di evitare che gli operatori si trovino a dover agire con improvvisazione, solo in base al proprio istinto o valutazioni del momento, per poi essere troppo spesso sottoposti a processi, a condanne o in casi specifici a gravi forme di violenza». —

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