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Modena. I vigili del fuoco: «Paghiamo noi per il collega»

Raccolta fondi per coprire le spese legali inflitte all’autista che investì una ragazza mentre guidava a sirene spiegate

MODENA Una raccolta fondi spontanea, partita dal basso, per coprire le spese legali che deve affrontare il collega. Grande prova di spirito di corpo da parte dei vigili del fuoco di Modena nei confronti del pompiere che ha subito un verdetto di Cassazione che continua a far discutere. Non solo loro, ma tutte le forze di polizia e soccorso che nell’espletamento del dovere devono correre sugli scenari d’emergenza a sirene spiegate.



I termini del verdetto sono noti, ne abbiamo parlato diffusamente in questi giorni: l’11 dicembre 2013, mentre conduceva a sirene spiegate un’autopompa per intervenire su una fuga di gas in piazza Roma, il pompiere investì una ragazza ventenne che attraversava la via Giardini all’altezza dell’incrocio con viale Barozzi. C’era un autobus fermo e lei vi passò davanti non sentendo le sirene per la musica troppo alta ascoltata nelle cuffiette: il pompiere alla guida con la visuale occupata non riuscì a vederla se non all’ultimo, e per quanto procedesse a velocità limitata (43 km/h) non poté evitarla. In primo grado fu assolto: a processo si evidenziò l’obbligo della ragazza di fermarsi con la sirena e il fatto che l’incidente non poteva essere evitato neanche alla velocità di 20 km/h. L’appello ribaltò tutto, e la Cassazione adesso ha confermato la condanna sancendo il principio che “l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità”. Da qui la condanna per lesioni stradali gravi e al pagamento di 1.400 euro di spese.

E qui, oltre allo sgomento, è scattata la solidarietà concreta dei colleghi: «Mi hanno contattato da più parti per dirmi che volevano assolutamente attivare una raccolta fondi per coprire le spese processuali – spiega Fabrizio Benvenuti, segretario provinciale del sindacato Conapo – è stata una cosa partita spontaneamente dal basso, a me hanno detto solo se la potevo coordinare. Lo faccio ben volentieri, facendo rete tra il Comando di Modena e tutti i distaccamenti della provincia, perché sono convinto che tanti vorranno partecipare. Ci ha toccato tutti profondamente questa sentenza: sia per la stima nutrita nel collega sia per la consapevolezza che quello che è successo a lui può succedere a chiunque di noi sul lavoro. E non finisce qui: stiamo valutando altre iniziative da mettere in campo, ma puntiamo a farle in sinergia con il nazionale».

E lui, il pompiere in questione, che dice? «Quando mi hanno messaggiato su questa cosa, ho risposto: “Ma scherzate? Fermatevi subito, apprezzo l’intenzione ma pago io questi soldi, ci mancherebbe altro”. Ho anche insistito, ma niente: mi hanno detto che vanno avanti comunque. E allora cosa posso dire? Grazie, grazie infinitamente per il gesto e per quello che rappresenta. Se hanno voluto fare qualcosa per me spero che sia perché in questi anni ho lasciato dei buoni ricordi. E non è sempre facile sul lavoro, dove magari nella fretta scappa anche qualche parola di traverso. Mi commuovo a pensarci: è la prova che siamo una famiglia». —

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