Contenuto riservato agli abbonati

Caso Caliendo: da Monaco a Montecarlo,  dopo l’evasione fiscale l’altra accusa è quella di «autoriciclaggio»

Nell’inchiesta si è partiti dall’Iva non pagata per ricostruire i flussi di denaro tra il procuratore e le società di calcio

MODENA. L’affondo della Procura di Modena su Caliendo, raccontato già ieri sul nostro giornale, apre uno squarcio su situazioni finanziarie ingarbugliate che hanno portato alla richiesta di sequestro di beni per quasi sette milioni di euro. Gli atti internazionali per il sequestro preventivo sono in queste ore al vaglio delle autorità del Principato di Monaco. È infatti a Montecarlo che ora si gioca questa partita iniziata 4 anni fa.

E, oltre all’evasione fiscale, una delle accuse mosse all’ex proprietario del Modena Calcio è quella di autoriciclaggio. L’inchiesta evidenzia come ci siano anni fiscali nei quali Caliendo non presenti dichiarazioni Iva nonostante un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro. Soldi che, stando agli inquirenti, sono poi stati utilizzati dallo stesso Caliendo per dare liquidità alle sue società. È una delle ricostruzioni più complesse, perché l’intreccio di numerose società nel corso degli anni ha moltiplicato le variabili, le combinazioni e gli incastri creando un puzzle complesso.

Tra i tanti tasselli fondamentali di questo puzzle società che erano già salite agli onori della cronaca ai tempi del fallimento del Modena Calcio: Modena Fc è una delle società che compare nelle carte finite a Montecarlo, ma ci sono anche la Sci Miki e la Wpc e poi Sci Aurora e Finstars srl. La prassi contestata - ora enunciata ma che dovrà essere provata - è quella di «autoriciclaggio». Solo per questo capitolo dell’inchiesta l’ammontare delle somme in esame tocca i cinque milioni di euro, la maggioranza dei 6,7 milioni oggetto dell’ordinanza di sequestro di denaro e di beni arrivata tra le mani delle autorità del Principato di Monaco.

Le fiamme gialle e il pm Luca Guerzoni hanno quantificato i redditi con un’analisi incrociata, a partire già dal 2009 e fino al 2017, sui dati di tutte le società di calcio con le quali Caliendo aveva avuto rapporti di lavoro, evidenziando tutti i redditi di natura autonoma non indicati nelle dichiarazioni fiscali e per le quali, come detto, era stata omessa anche la dichiarazione dell’Iva. Per ogni annata è stato così possibile risalire ad una presunta somma attestante l’evasione fiscale fino a oltre due milioni e seicentomila euro. La Procura spiega così la costituzione di una articolata struttura societaria che aveva come obiettivo eludere le tasse per trasferire tutto tra il Principato di Monaco e il Lussemburgo con attività finanzarie gestite da prestanome e società fittizie.

Procura e fiamme gialle considerano fittizia la sua residenza a Montecarlo: un elemento alla base del “castello fiscale” contestato all’ex proprietario del Modena. L’indagine della Procura si sofferma su operazioni simulate per evitare accertamenti e indurre in errore l’analisi finanziaria. Il motivo è facilmente intuibile: prediligere paradisi fiscali nonostante la sua attività principale, quella di procuratore, fosse esercitata quasi esclusivamente sul territorio italiano. Con l’ordinanza di sequestro per 6,7 milioni la parola spetterà a Caliendo e ai suoi difensori. L’indagine continua. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA