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Modena. Addio al prof. Pergola, padre delle macchine matematiche

CarloGregori

Fino a tre anni fa, nonostante l’età avanzata, era ancora attivo nella costruzione delle sue amate macchine matematiche. Po il peggioramento delle condizioni fisiche lo ha costretto a ritrarsi restando ancora un anno, fino al 2019, presidente dell’associazione. Venerdì è deceduto in Val di Non (Trento) assistito dalla sua compagna. Scompare Marcello Pergola, 88 anni, matematico e docente al liceo scientifico Tassoni, un insegnante che ha lasciato un segno sugli allievi. La notizia è arrivata ieri col passaparola sui social dopo l’annuncio sulla pagina Facebook dell’associazione Macchine Matematiche. Il funerale è previsto per domani a Terracielo con orario da definire. Nato a Modena, Pergola si è laureato in matematica. Di questa materia è diventato un cultore a tutti gli effetti portando in classe la sua passione e la potenza della dimostrazione logica. Agli studenti del liceo Tassoni, dove ha insegnato per decenni fino al pensionamento nel 1998, spiegava l’arte della prova scientifica e del dubbio utilizzando il rigore matematico unito all’ironia. Due generazioni di tassoniani si sono formati in base alla sua spiegazione della matematica come scienza rigorosa. Negli anni ‘80 Pergola ha iniziato a cercare un’applicazione pratica alla spiegazione didattica normale. Da qui con un pool di colleghi matematici, è nata l’associazione Macchine Matematiche sostenuta da Unimore. Con l’arte dei falegnami e l’ingegno degli scienziati, Pergola e i suoi associati hanno costruito affascinanti macchinari che non solo proponevano un’esplorazione dei teoremi matematici ma mostravano le conseguenze da un punto di vista concreto. Questa formula ha avuto successo ed è stata anche al centro di una mostra al Festival della Filosofia. Pergola, presidente dell’associazione, ha smesso di partecipare attivamente tre anni fa a causa della sua malattia. Infine, la sua attività Politica. Pergola era un militante di sinistra di quelli forgiati nel Dopoguerra a una visione critica che non si accontentava più dei diktat del Pci. Aderì al circolo Panzieri, una delle poche fucine intellettuali di Modena di quegli anni. Da quelle discussioni nacque la sua adesione negli anni ‘70 a Potere Operaio, dal quale si distaccò nettamente al momento della svolta “militarista”. —