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Ferie da incubo per decine di modenesi, sedici ore fermi sui binari

Centinaia di persone, tra cui decine di modenesi, tra i malcapitati sul Frecciargento bloccato ad Ancona per gli incendi

Ernesto Bossù

Erano previste sette ore di viaggio, che sono triplicate a causa di imprevisti naturali e non. E il tempo trascorso tra la sosta forzata e la ripartenza è stato sui binari di Ancona: sedici ore fermi senza avere risposte, dalle 14 di domenica a poco dopo le 6 di ieri mattina. Sembra un racconto appartenente al mondo del fantasy, in realtà è accaduto davvero e ha coinvolto più di 600 persone. Stiamo parlando della corsa Frecciargento Milano-Taranto di domenica scorsa, passata per Modena alle 12:21 e, in teoria, destinata a raggiungere la meta per le 19:46.


Sul treno c’era anche Monica Martinelli, residente a Sorbara che mai prima dell’altro ieri si era recata a Taranto in treno: «È la prima volta - racconta - che ho affrontato questo viaggio, oltretutto sola, ed è stata una vera e propria odissea. Fino ad Ancona tutto in regola, con gli orari rispettati e il servizio della Freccia complessivamente accettabile. Poi l’inferno, inizialmente a causa dell’incendio a Pescara».

Come noto, attorno all’ora di pranzo di domenica la zona Sud di Pescara è stata assediata da fuoco e fumo a causa del rogo avvenuto nella Riserva Dannunziana. Da lì sono nati i disagi che hanno coinvolto, oltre che il trasporto su rotaia, pure quello su gomma. «Inizialmente sul treno - racconta - eravamo disorientati, non sapevamo cosa stesse succedendo. Poi il capotreno ci ha dato qualche informazione in più e abbiamo atteso. Il primo problema non “naturale” è stato il fatto che, ora dopo ora, ci dicevano che saremmo ripartiti da lì a poco. Questo ci ha illuso per un lungo periodo di tempo, e non è stato piacevole».

Una svolta, in negativo, c’è stata verso le 2:30 di notte, quando i treni che andavano in direzione opposta stavano già scorrendo da ore: «Ci hanno detto che saremmo dovuti scendere dal treno per favorire i lavori di igienizzazione del mezzo. Dopo qualche minuti ci hanno informato che il treno non sarebbe ripartito nonostante, nei binari paralleli, il traffico in senso opposto stesse scorrendo già da ore. Eravamo fuori dal treno, al freddo, senza coperte e senza assistenza. C’erano anche bambini di alcuni mesi».

Alcuni hanno gettato la spugna: «Eravamo partiti in 600, siamo rimasti qualche decina. Molti hanno cercato un posto caldo nel quale passare la notte, anche perché per più di un’ora il mezzo è stato inaccessibile. Finito di igienizzare - continua la Martinelli - siamo risaliti. Purtroppo non abbiamo dormito perché i posti, stretti, non lo permettevano. Verso le 6:30 è arrivato un operatore di Trenitalia e ci ha chiesto i biglietti, per sapere dove fossimo diretti. Alla fine siamo ripartiti direzione Foggia, nonostante non fosse quella la destinazione finale».

La cosa più grave è stata quella di «essere stati lasciati soli con persone non all’altezza di gestire la situazione. Certo, ora faremo reclamo per avere il rimborso, è stato un episodio troppo grave». —

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