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Covid nel Modenese. Ricoveri triplicati in 7 giorni «Contagi? Effetto Europei»

Il prof. Nichelli: «I nuovi positivi sono soprattutto maschi tra i 20 e i 39 anni Il green pass è utile per la socialità ed è vergognoso paragonarlo alla Shoah»

MODENA Vaccini, prudenza, green pass e rispetto delle regole. Si potrebbe riassumere così l’analisi che il professor Paolo Nichelli, ex direttore di Neurologia all’ospedale Civile di Baggiovara e ora in pensione, fa dell’attuale situazione pandemica in Emilia Romagna. Sono giorni difficili e a testimoniarlo l’ultimo dato comunicato ieri dall’Ausl: i ricoveri in una settimana sono passati da 9 a 28.

Fortunatamente l’impennata delle infezioni sembra lievemente attenuarsi: «I contagi settimanali – spiega il professor Nichelli – stanno crescendo, ma la progressione non è più così rapida come nelle settimane precedenti. Ora, per osservare il raddoppio dei contagi bisogna aspettare 9 giorni, prima ne bastavano 6 o 7. Naturalmente ciò non cambia di molto le preoccupazioni per ciò che può accadere nei prossimi mesi. I nuovi contagi riguardano soprattutto la popolazione più giovane».


L’età media dei nuovi postivi in regione è sempre attorno ai 30 anni: «Si tratta di persone che in grande maggioranza non sono vaccinate e che, purtroppo, non prestano particolare attenzione alle precauzioni (mascherine, distanziamento, ecc.) per evitare i contagi. Sottovalutano i rischi che corrono personalmente e non li mettono in relazione agli effetti collaterali incomparabilmente minori del vaccino. Non è un fenomeno solo italiano. In questi giorni mi trovo a Parigi: la stessa cosa succede qui».

E allora per prevenire la situazione cosa occorre fare? «Continuare a ribadire che la vaccinazione è lo strumento principale per uscire dalla pandemia, che i vaccini sono sicuri (tutti quelli approvati) e che la loro efficacia dipende dalla percentuale di adesione alla vaccinazione della popolazione».

E chi è vaccinato non deve dimenticare di rispettare le regole: «Tutti, vaccinati e non vaccinati, devono continuare a rispettare le misure prescritte, indipendentemente dai controlli che, è vero, sono scarsi».

Gli Europei di calcio hanno avuto un peso sull’andamento delle infezioni: «L’aumento di contagi di luglio ha riguardato in particolare la popolazione maschile nella fascia fra i 20 e i 39 anni: un chiaro effetto dei festeggiamenti per le vittorie della nazionale italiana di calcio». Il green pass diventa lo strumento fondamentale per la socialità: «Poiché non possiamo più pensare a lockdown generalizzati, è del tutto comprensibile che l’accesso a situazioni che favoriscono contagi (eventi pubblici, trasporti in aereo, ecc.) sia limitato a persone vaccinate, oppure immuni perché hanno già contratto il Covid o con un tampone negativo nelle 48 ore precedenti. Nessuna di queste categorie è certa al 100% di non poter contagiare gli altri, ma la probabilità che sia contagiosa è molto bassa e significativamente minore di quelli che non sono vaccinati, immuni o con tampone positivo. È questo il senso del green pass. La libertà è un bene troppo importante per usarla a sproposito ed è giusto limitare la libertà di contagiare gli altri. È veramente vergognoso che a qualcuno venga in mente di paragonare il green pass alla stella di Davide che gli ebrei erano obbligati a portare durante la Shoah. Dunque: vacciniamoci tutti e, dopo averlo fatto, non smettiamo di adottare tutte le misure che servono per limitare la possibilità di contagiare e di contagiarci. Se lo faremo e lo faremo presto sconfiggeremo questo virus, come siamo riusciti a sconfiggere altri virus (il vaiolo, la polio)». —

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