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Ubersetto. Sale sul tetto del capannone per controllare alcuni danni ma precipita: morto a 66 anni

Renato Fratti aveva affittato lo stabile alla ditta Forcer per tutelarla dal Covid Temeva problemi causati dalla grandine: la copertura non ha retto al suo peso

FIORANO. Si era presentato ieri mattina, poco prima delle 8, davanti al suo capannone in via Monte Grappa a Ubersetto, stabile che aveva dato in affitto alcuni mesi fa. Renato Fratti, 66 anni, residente a Palagano, voleva controllare che il tetto avesse retto alla grandine della settimana scorsa e che non ci fossero problemi alla copertura. Ha appoggiato la scala al muro, è salito in quota ma la camminata ad un’altezza di circa 12 metri è stata fatale: una parte ha ceduto all’improvviso e il pensionato è precipitato al suolo all’interno del capannone.

Le sue condizioni sono apparse da subito gravissime; Fratti era cosciente, si lamentava, ma gli operatori del 118 hanno constatato la complessità della situazione. Il personale di ambulanza e automedica ha provato a stabilizzarlo sul posto poi è stato deciso il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Baggiovara. Al pronto soccorso è stato subito preso in carico con urgenza massima, ma le ferite e i traumi riportati hanno lasciato poche speranze. Intorno alle 11, infatti, è stato decretato il decesso e sono state avviate tutte le pratiche burocratiche imposte dalla situazione.


Sull’episodio non sarà aperta alcuna inchiesta per un motivo tecnico: Fratti era proprietario del capannone e quindi aveva tutto il diritto di salire sul tetto. Non vi sarebbe quindi alcuna responsabilità penale da perseguire visto che è stato il 66enne a scegliere legittimamente di effettuare il controllo. In via Monte Grappa sono comunque intervenuti i carabinieri della Compagnia di Sassuolo che hanno raccolto i dati, ascoltato alcune testimonianze e relazionato al magistrato di turno. È stato inoltre avviato tutto l’iter per avvertire la famiglia che vive a Palagano: Fratti lascia la moglie Antonietta e i figli Gabriele e Stefano.

Il capannone era stato affittato alcuni mesi fa alla Forcer, azienda con sede principale a San Dalmazio di Serramazzoni, specializzata nella lavorazione e assistenza sui macchinari ceramici. La società aveva optato per un investimento necessario a garantire la tutela dei dipendenti: per evitare gli assembramenti Covid e offrire spazi ampi di lavoro a tutti gli addetti, era infatti stato scelto di cercare una seconda sede, individuata proprio a Ubersetto. E lì operano un’impiegata amministrativa e alcuni tecnici che ieri mattina si trovavano nei paraggi dell’incidente.

Per una strana coincidenza era stato Fratti a farli entrare. Colui che ha le chiavi del cancello era infatti assente per ferie, mentre Fratti ne possiede ovviamente ancora una copia. Vede gli addetti in attesa, chiama la segretaria della Forcer e chiede l’autorizzazione ad aprire il magazzino. Inizia così la mattinata, ognuno raggiunge la propria postazione: c’è chi opera con il muletto nel piazzale esterno e chi si dedica al banco da lavoro. Il 66enne invece prende una lunga scala, la appoggia all’angolo di sinistra della facciata e si arrampica. Ha detto ai lavoratori che è intenzionato a controllare che il tetto non abbia subito danni a causa del maltempo della settimana passata. Si tratta di una copertura piuttosto vecchia, fatta di ondulina. Cammina con grande cautela, prova a mettere i piedi nelle zone “sicure” fino a quando non fa l’ultimo, letale passo. Sotto di lui c’è il vuoto e una piccola grata d’acciaio non riesce a bloccare la caduta.

«L’ho sentito urlare», dirà l’operaio che attiverà i soccorsi mentre il resto degli addetti interrompono il lavoro per lasciare spazio al personale medico. La corsa verso Baggiovara lascia sperare in un epilogo diverso, ma non sarà così: davanti alla sede secondaria della Forcer rimane lo smarrimento e il pic up della Mitsubishi, parcheggiato da Fratti all’ingresso. —

F.D.

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