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Camposanto. Laila morta al lavoro: niente blocco automatico, per fermare la macchina serviva uno stop manuale

I primi risultati dei controlli sulla fustellatrice che ha ucciso la 40 enne. L’Ispettorato nazionale del lavoro ha inviato una relazione al ministro Andrea Orlando

Camposano La fustellatrice alla quale lavorava Laila era provvista di un doppio blocco di funzionamento meccanico, ma purtroppo azionabile, da parte dell’operatrice, soltanto manualmente e non automaticamente. Ciò ha consentito un’operazione non sicura che ha cagionato la morte per schiacciamento. È questa la prima importante spiegazione tecnica sul macchinario che ha prodotto l’infortunio mortale alla Bombonette di Camposanto. La precisazione arriva dal direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro Bruno Giordano ed è contenuta nella prima relazione fornita al ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Che ha già detto di voler seguire passo a passo le indagini tecniche.

Un infortunio mortale che ha una dinamica tutta da chiarire, dato che Laila era sola, e bisogna capire se è avvenuto per un incidente vero e proprio o mentre lei tentava di afferrare o sistemare qualcosa all’imbocco del macchinario.


Certezze e dubbi

La fustellatrice nella quale Laila ha trovato la morte martedì mattina a due ore dall’inizio del turno è quindi dotata di un doppio blocco manuale ma ha anche dei sensori che avviano un blocco automatico. I tecnici che l’hanno esaminata la descrivono come una macchina complessa con più sistemi di sicurezza. Le analisi tecniche per conto della Procura e anche i futuri rapporti dell’Ispettorato del Lavoro dovranno considerare se questi sensori di emergenza sono scattati oppure no. In caso di risposta affermativa, cosa hanno potuto fare, pur senza riuscirci, per impedire lo schiacciamento dell’addetta. Se no, perché non sono scattati.

Questo pare l’aspetto centrale nella prossima ricostruzione e anche delle probabili consulenze tecniche che chiederà il pm titolare dell’inchiesta, Maria Angela Sighicelli, magistrato di lunga e vasta esperienza.

Il codice etico

La sicurezza dei lavoratori è uno dei temi centrali del Codice Etico di Bombonette, in vista nella home page dell’azienda. In un’azienda priva di rappresentanze sindacali e rimasta muta dopo la tragedia, viene in ogni caso riconosciuto il «valore delle risorse umane»: l’azienda, si legge, «s’impegna a tutelare e accrescere le competenze dei propri dipendenti, soci lavoratori e collaboratori, garantendo condizioni e ambienti di lavoro». E poco più avanti, si legge un passo importante alla luce della tragedia occorsa a Laila: «I collaboratori devono attenersi in modo scrupoloso alle vigenti disposizioni aziendali e in ogni caso alle prescrizioni di legge in materia di sicurezza personale e di tutela della salute».

A quanto risulta, è il primo incidente così grave sul lavoro capitato alla Bombonette. Capitato oltretutto in una provincia come Modena nella quale infortuni e controlli si susseguono con numeri di importanza nazionale.

Un problema nazionale

Stando ai dati più recenti del Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (Spsal) dell’Ausl di Modena, un anno del tutto anomalo come il 2020 ha visto meno infortuni ma purtroppo ha visto crescere, anche se di poco, il numero delle donne coinvolte: +1,7% contro un forte calo di uomini lesionati (-22%). Sia nel 2018 che nel 2019 le imprese controllate sono state circa 3mila a fronte delle quasi 2mila del 2020 per effetto delle chiusure del lock-down. Nel 2020 sono state complessivamente 245 le imprese con irregolarità, per 258 sanzioni totali elevate (contro le 612 sanzioni del 2018 e 543 sanzioni nel 2019). Nel 2020 questa attività non ha subito una diminuzione: su 122 inchieste per infortunio concluse nell’anno, in 39 casi (32%), quasi un terzo, l’indagine si è chiusa con l’individuazione di violazioni di norme legate all’incidente, dati in linea con il 2019.

Le segnalazioni

Insomma, il problema della sicurezza sul lavoro resta chiaramente prioritario a Modena, se un caso su tre finisce con una segnalazione alla Procura. In questo ambito Modena, seconda solo a Bologna, resta in regione una realtà di numeri alti: 5.451 infortuni contro i 4.605 del 2019, seguono Reggio e Parma. In questa triste statistica, la fascia d’età più interessata è quella sopra Laila: 50-54 anni. Parliamo di infortuni con macchine sul posto di lavoro, dato che infortuni in itinere e dovuti a malattie professionali mostrano un calo di denunce (anche per l’emergenza Covid). Se si guarda infine ai morti sul lavoro in base ai recenti dati Inail Emilia-Romagna, per il primo trimestre 2021, Modena aveva mostrato un drastico calo – dai 10 del 2019 ai 2 del 2020 - quando Bologna era in forte crescita (da 4 a 11) come Ferrara (da 0 a 4), mentre Parma e Reggio si attestavano a 6. Più uomini che donne: 32 contro 4. Più cinquantenni che quarantenni (8 contro 4).

Tornando alla relazione del direttore dell’ispettorato nazionale del Lavoro consegnata al ministro, leggiamo parole più chiare alla luce di questi numeri dell’ente e della Medicina del Lavoro: «Riguardo alla dinamica dell’infortunio e alla conformità del macchinario secondo i principi della massima sicurezza tecnicamente possibile, sono in corso specifiche indagini da parte degli ispettori Upg dell’Ausl di Modena». Perché, insomma, Laila è morta straziata con braccia e testa incastrate in una macchina che doveva essere così sicura da bloccarsi?