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Camposanto. Il compagno di Laila, morta sul lavoro: «La fustellatrice si guastava Era preoccupata, spesso chiamavano l’elettricista»

Manuele ricorda che gli riferiva i problemi del macchinario che l’avrebbe uccisa. Le annotazioni dopo il lavoro sul diario che ha lasciato

Camposanto. Leila era scrupolosa e per questo non solo parlava a casa di come andava il lavoro ma annotava alcune considerazioni su un diario che aveva iniziato da qualche tempo. La fustellatrice che l’ha uccisa alle 8 di martedì mattina per lei era una fonte di problemi. La seguiva come operaia addetta a questa specifica mansione ma la macchina aveva sempre qualcosa.

«Un giorno sì e uno no raccontava che doveva venire un elettricista per metterla a posto», ricorda il suo compagno Manuele Altiero, 39 anni, nella loro casa di Bomporto vicino al diario di Laila, una vecchia agenda.


Qualcosa traspare da quelle pagine, anche se sono annotazioni essenziali, spesso vaghe. Il lavoro alla Bombonette le piaceva ma il fatto che quella macchina avesse problemi di funzionamento non la rassicurava.

Tra l’altro, ricorda il suo compagno, Laila doveva seguire anche un apprendista che doveva imparare tutto sul suo funzionamento. Ma perché funzionava «così così»? Quali problemi aveva?

Interrogativi importanti che si sommano ora a quello sul mancato funzionamento del meccanismo di protezione. Quella manuale, con due meccanismi di azionamento. E quello automatico di protezione attraverso sensori che non ha prodotto alcun effetto.

La fustellatrice, ora sotto sequestro giudiziario e pronta per essere nuovamente visionata da esperti, era un apparecchio di fabbricazione cinese. Non si sa nulla né sulla sua età, né sulla sua manutenzione o eventuali avarie.

L’incidente è avvenuto in pochi secondi, ma questi elementi emersi dai racconti dell’uomo che amava ora aggiungono tasselli importanti alla ricostruzione. Forse non saranno determinanti, forse saranno circostanziali rispetto alla dinamica del tragico infortunio. Fatto sta che sono anch’essi sensori di qualcosa: segnalano che il macchinario aveva problemi e che probabilmente la presenza di un elettricista – tutta da verificare in sede di indagini – era indicativa di una ricerca di una soluzione almeno temporanea.

Da questi elementi si può dedurre, secondo una ricostruzione approssimativa, che il macchinario avesse problemi “in uscita”, quando “sputava fuori” i cartoni già preparati e tagliati. Che qualcosa non funzionava con l’impianto elettrico. Che Laila interveniva per cercare di tamponare il problema ogni volta che si presentava. E che quella mattina, per motivi che non consociamo, è rimasta incastrata con la braccia e la testa bloccate dentro perdendo la vita. Infine, e questo è l’aspetto principale, che il sistema di sicurezza non ha funzionato. In questo caso, le ipotesi di verifica dei tecnici - quelli della Medicina del Lavoro e dell’Ispettorato Nazionale del lavoro – dovranno considerare varie ipotesi. Il blocco di protezione manuale era disattivato. Oppure non funzionava. Oppure ancora, se inserito, non ha funzionato in quel momento per qualche motivo. E il sistema di sensori per il blocco automatico non hanno prodotto un effetto tale da salvarla.

Un insieme intricato di problemi tecnici per una macchina che resta immobile in attesa di risposte.

Oggi il sostituto procuratore Maria Angela Sighicelli conferirà l’incarico per l’autopsia all’Istituto di Medicina Legale.

Anche se l’esito sulle cause del decesso possono apparire scontate – schiacciamento o soffocamento – resta il fatto che potrebbero emergere dettagli che chiariscono cosa è accaduto un attimo prima. Per questo la relazione del medico legale sarà importante.

Poi ci sono le indagini dei carabinieri. Continua l’ascolto delle “persone informate sui fatti”: colleghi, amici, conoscenti, personale della Bombonette. I loro racconti, incrociati tra loro, potrebbero indicare qualche elemento chiarificatore in più, considerando che la tragedia sul lavoro è avvenuta in totale solitudine tra Laila e la macchina.

Le indagini della procura, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, per ora hanno un solo indagato: il rappresentante legale della Bombonette. L’azienda di Camposanto è la prima volta che si trova ad affrontare l’indagine per un grave infortunio: non era mai accaduto. Finora dalla direzione non è uscito alcun commento.